Cosa c’è di più traumatico nell’infanzia che svegliarsi una mattina e trovare l’amato pesce rosso galleggiare, morto capovolto, nell’acquario? Un innocente, minuscolo essere vivente, crudelmente estinto anzitempo!
Ma perché i pesci quando muoiono galleggiano capovolti?

La risposta a questa domanda ha a che fare col modo in base al quale mantengono il corretto assetto nell’acqua quando sono vivi. Occorre sapere che, la maggior parte dei pesci, possiede un organo, comunemente noto come “vescica natatoria”, il quale può essere riempito o svuotato volontariamente, tramite le branchie, consentendo, al pesce, di galleggiante a pelo d’acqua, oppure immergersi, rimanendo in profondità, senza alcuno sforzo. Questo principio fisico è utilizzato anche nel “Compensatore di profondità” (chiamato anche “dispositivo per il controllo di assetto”) dei subacquei.

Le vesciche natatorie, come detto, sono fondamentali per la capacità di un pesce di muoversi facilmente nell’acqua, senza spendere molte energie; tuttavia, c’è un effetto collaterale: l’instabilità. Infatti, la ricerca ha dimostrato che la posizione del “centro di galleggiamento” di un pesce è, tra quelli con vescica natatoria, situata sotto il loro centro di massa, vicino allo stomaco. Questo fatto li rende inclini al “rotolamento idrostatico” che è solo un modo elegante per dire che sono propensi a rivoltarsi con la pancia all’insù. Questo spiega perché il pesce spesso muove le pinne, anche quando è fermo.

Anche quando il pesce è malato o ferito, spesso non ha più il giusto assetto, ma nuota inclinato o, addirittura, capovolto. Semplicemente, essi perdono la capacità di mantenere l’equilibrio idrostatico e la parte più leggera del loro corpo cercherà di galleggiare sulla superficie dell’acqua. Quando i pesci muoiono, ovviamente, perdono qualsiasi possibilità di fermare il proprio ribaltamento, e la galleggiabilità della vescica natatoria prende il sopravvento.

Va anche notato che, i pesci, non necessariamente sempre galleggiano quando muoiono. Ad esempio, se un pesce muore con poca o senza aria nella vescica natatoria, questa non permetterà la galleggiabilità e, il pesce, affonderà ed inizierà a decomporsi. Ciò detto, il processo di decomposizione può, a volte, provocare la produzione di molto gas che, intrappolato dentro il pesce, può produrre un nuovo galleggiamento del pesce sulla superficie dell’acqua.

Quindi, riassumendo, il pesce quando muore galleggia con la pancia all’insù perché esso possiede un organo pieno di aria che è posizionato nella parte bassa del proprio ventre. Tale organo provoca uno sbilanciamento verso l’alto, che deve essere compensato col movimento delle pinne natatorie.

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