Quando ero un ragazzino, i miei genitori avevano una raccolta di vecchi giornali storici e ingialliti. Per esempio, ricordo distintamente un vecchio giornale, il Washington Post del 21 luglio 1969, adagiato su uno scaffale, col titolo “Eagle è atterrato – due uomini camminano sulla luna.” O un altro sbiadito e giallastro del 8 agosto 1974 con un grande titolo in evidenza, “Nixon si dimette.” Questi giornali sono reperti affascinanti, che documentano la storia, fatta di momenti importanti, ma anche di quotidiana banalità. Purtroppo, diventano di difficile lettura a causa del loro ingiallito colore o per la stampa che tende a dissolversi. Così, ci chiediamo, perché i vecchi giornali – e i libri – ingialliscono? C’è un modo per evitare che questo accada?

Generalmente, si racconta che la carta fu inventata intorno al 100 A.C. in Cina. Originariamente era realizzata con canapa bagnata, mescolata e pressata insieme a polpa di corteccia d’albero, bambù e altre fibre vegetali. La carta, presto si diffuse in tutta l’Asia; inizialmente era utilizzata per documenti ufficiali ed importanti ma, appena il processo diventò più efficiente e meno costoso, diventò di uso comune.

La carta arrivò in Europa probabilmente intorno al XI secolo. Gli storici ritengono che il più antico documento conosciuto su carta appartenga alla “chiesa cristiana” col “Messale di Silos”, proveniente dalla Spagna e che, essenzialmente, consisteva in un libro con testi da leggere durante la messa. La carta di questo libro era fatta con fibra di lino. Tuttavia, la carta e i libri si evolveranno nel corso degli anni, fino ad arrivare, nella metà del XV secolo, alla stampa, inventata da Gutenberg. La carta era normalmente fatto di stracci, lino, cotone o altre fibre vegetali. Ma, dalla metà del XIX secolo, si iniziò a fabbricare la carta con la fibra del legno.

Perché ci fu questo importante cambiamento? Perchè nel 1844, due persone inventarono il processo di fabbricazione della carta dal legno. Uno viveva nella Costa Est dell’Oceano Atlantico, ed era l’inventore canadese Charles Fenerty. La famiglia di Charles possedeva una serie di segherie in Nuova Scozia ed egli, conoscendo la durabilità, economicità e disponibilità del legno, pensò che poteva essere un buon sostituto del cotone, molto più costoso, per produrre la carta. Egli fece alcuni esperimenti con la pasta di legno e il 26 ottobre 1844, inviò la sua carta al giornale della città di Halifax, The Acadian Recorder, con una nota che reclamizzava la durevolezza e convenienza della carta di legno abete. Dopo poche settimane, il giornale iniziò ad utilizzare la carta, di pasta di legno, prodotta da Fenerty.

Allo stesso tempo, il tedesco, rilegatore e tessitore, Friedrich Gottlob Keller, mentre stava lavorando in una segheria, fece la stessa scoperta di Charles Fenerty – cioè, che la pasta di legno poteva essere impiegata al posto del cotone, perché più a buon mercato. Keller produsse un campione e, nel 1845, lo brevettò. In realtà, alcuni storici, per questa invenzione, danno più credito a Keller che non a Fenerty, per il fatto che Keller brevettò la sua scoperta, mentre il canadese non lo fece.

Tempo una trentina di anni e, per la produzione della carta, la pasta di legno scalzò tutte le altre fibre vegetali. La pasta di legno è, in effetti, più economica e resistente di quanto lo sia cotone e lino ma, ci sono anche alcuni inconvenienti. Quello più significativo è che la carta di pasta di legno è molto più sensibile all’ossigeno e alla luce solare rispetto ad altre fibre.

Il legno è principalmente costituito da due sostanze – cellulosa e lignina. La cellulosa è il materiale organico più abbondante in natura. Essa è incolore ma, riflettendo la luce piuttosto bene noi, esseri umani, la vediamo bianca. Tuttavia, la cellulosa è piuttosto sensibile all’ossidazione, anche se non come la lignina. L’ossidazione provoca una perdita di elettroni e indebolisce il materiale. A questo punto la cellulosa riflette meno la luce, rendendo il materiale (in questo caso, pasta di legno) più opaco e meno bianco. Tuttavia, questa non è la maggior causa dell’ingiallimento della carta.

Come detto, la lignina è l’altra sostanza che compone la carta. La lignina è un composto presente nel legno, che lo rende più forte e resistente. Infatti, secondo il dottor Hou-Min Chang, dell’Università di Raleigh, “Senza lignina, un albero potrebbe crescere fino a circa 180 cm di altezza.” Essenzialmente, la lignina funziona come un collante, tenendo più saldamente unite tra loro le fibre di cellulosa. Quindi, grazie alla lignina, l’albero è molto resistente, è in grado di svettare verso l’alto e di resistere alle azioni esterne, come il vento e la neve.

La lignina ha un colore scuro, come il cartone dove, gran parte della lignina, è lasciata per dare una resistenza aggiuntiva; tra l’altro, il cartone è più economico della carta perchè richiede una minore trasformazione della pasta di legno. Anche la lignina, tuttavia, è molto sensibile all’ossidazione. L’esposizione all’ossigeno (sopratutto se abbinata all’esposizione della luce solare), altera la sua struttura molecolare, causando un cambiamento di colore. Il colore della lignina ossidata è giallo-marrone.

Dal momento che la carta utilizzata nei giornali è economica e poco raffinata (perché, quella del giornale, è una carta “usa e getta”), al proprio interno è presente una quota significativa di lignina. Nei libri, invece, viene introdotto un processo di sbiancamento, che serve per rimuovere gran parte della lignina presente. Il risultato è che i giornali invecchiano più rapidamente (cioè, diventano bruno-giallastri) dei libri.

Oggi, per combattere l’invecchiamento, molti documenti importanti sono scritti su carta con limitata quantità di lignina.

Per quanto riguarda invece i vecchi documenti storici non c’è modo per intervenire sul danno già fatto. Si possono, però, prevenire ulteriori danni. Occorre conservare, giornali o documenti, in un luogo fresco, asciutto e buio. Proprio come accade nei musei, dove si conservano i documenti storici in un ambiente a temperatura controllata e con scarsa luce. Inoltre, non vanno tenuti in soffitte o cantine, perché questi luoghi possono essere umidi, oppure avere dannose oscillazioni di temperatura . Se si desidera esporre il vecchio giornale (o il documento) alla luce, occorre metterlo dentro una teca con vetro a protezione raggi UV (che sono quelli più nocivi). Occorre, infine, limitare la movimentazione di questi vecchi reperti perché niente distrugge la carta più di una sua frequente movimentazione.

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