Che cos'è il solstizio d'inverno - storia - TOP5

Solstizio d’inverno: il suo valore nelle civiltà antiche

Come tutti i momenti di passaggio, il solstizio invernale è carico di valenze simboliche e dominato da miti e simboli dalle origini antiche. Il solstizio invernale iniziò ad essere onorato già in epoca preistorica e protostorica, come testimoniato dalle incisioni rupestri di Bohuslan in Iran e della Val Camonica, nella Lombardia orientale.
Il solstizio d’inverno è stato costantemente atteso e celebrato da tutti gli antichi popoli, specialmente dalle popolazioni indoeuropee. I germani lo denominarono Yulè (la ruota dell’anno), i gallo-celti lo chiamarono Alban Arthuan (rinascita del dio Sole), i lapponi Juvla, gli scandinavi Jul (ruota solare), i finnici July (tempesta di neve) ed i russi Karatciun (il giorno più corto). In Scandinavia, Jul rappresentava una festa pre-cristiana in onore del solstizio d’inverno, che prevedeva l’accensione di innumerevoli fuochi, a simboleggiare la proprietà vivificante della luce e del calore del Sole.
Il solstizio d’inverno veniva celebrato presso le costruzioni megalitiche di Newgrange, Knowth e Dowth in Irlanda e Stonehenge in Gran Bretagna, ed ispirò il frammento 66 dell’opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C.). Inoltre, fu cantato allegoricamente da Virgilio (VI° libro dell’Eneide) ed Omero (Odissea 133, 137).
Nella tradizione celtica precristiana e germanica, Yule rappresentava la festa del solstizio d’inverno. L’etimologia della parola Yule (Jól) è ancora adesso poco chiara. Pare che tale denominazione derivi dal norreno Hjól (ruota), con riferimento al fatto che, durante il solstizio invernale, la ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore. Ma i linguisti suggeriscono che il termine Jól sia invece stato ereditato dalle lingue germaniche da un substrato linguistico pre-indoeuropeo. Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul ha ambedue i significati di Yule e Natale, e viene usato anche per indicare altre ricorrenze del mese di dicembre. Il termine si è poi diffuso anche nelle lingue finniche ed indica il Natale, benché tali lingue non appartengano al ceppo germanico.

Solstizio d’inverno: Dies Natalis Solis Invicti

Compresi fra il 17 ed il 23 dicembre, i Saturnali rappresentano un ciclo di festività appartenenti alla religione romana, dedicate all’insediamento nel tempio di Saturno ed all’Età dell’Oro. Nel corso di tali festività veniva momentaneamente sovvertito l’ordine sociale e gli schiavi potevano pertanto considerarsi uomini liberi. Durante i festeggiamenti, i partecipanti usavano scambiarsi l’augurio, io Saturnalia, con piccoli doni simbolici, chiamati strenne. L’usanza di scambiarsi regali e doni che un tempo caratterizzava i Saturnali ha molto in comune con l’attuale Natale. Il poeta romano Gaio Valerio Catullo descrisse i Saturnali come i giorni più belli, euforici e ricchi di speranza di tutto l’anno.
Nell’anno 274, l’imperatore romano Lucio Domizio Aureliano introdusse a Roma il culto del Sol Invictus, forma abbreviata della formula Deus Sol Invictus, termine religioso che deriva dalla tradizione del tardo Impero Romano per indicare le divinità di Helios, Mitra ed El-Gabel, nel tentativo di imporlo come culto di stato. Trasferì nella città di Roma i sacerdoti del Sol Invictus, eresse un tempio sulle pendici del Colle Quirinale ed istituì un nuovo corpo di sacerdoti. Il tempio del Sol Invictus venne consacrato il 25 dicembre 274, con una celebrazione chiamata Dies Natalis Solis Invicti, Giorno di Nascita del Sole Invitto, facendo del Dio Sole la principale divinità del proprio impero ed indossando una corona a raggi egli stesso. Aureliano si dichiarò suo supremo sacerdote e sosteneva che tale potere gli fosse stato concesso direttamente dal Dio Sole. La festa del Dies Natalis Solis Invicti divenne sempre più importante poiché si sovrapponeva alla festa romana più antica dei Saturnali. La celebrazione del Sole Invitto il 25 dicembre è documentata nel Cronografo del 354, che è anche la prima testimonianza che il Natale cristiano veniva celebrato il 25 dicembre. Al periodo dell’anno in cui il Sole, dopo aver raggiunto il punto più basso del proprio percorso stagionale, torna ad allungare la durata delle giornate ed illuminare e scaldare il suolo, gli antichi Romani associarono la festa Dies Natalis Solis Invicti, Giorno di Nascita del Sole Invitto. Tale festività segnava il termine del ciclo negativo del Sole e dava inizio ad un nuovo periodo stagionale. Il nostro Capodanno deriva da questa festa ed anche il Santo Natale deve la collocazione della propria data a tale ricorrenza. Nel IV secolo Papa Liborio volle sovrapporre alla festa pagana del Sole Invitto la festa cristiana del Natale di Gesù Cristo. Solo in seguito le tre ricorrenze, Solstizio, Natale e Capodanno, si sono separate. Tuttavia, la loro vicinanza testimonia ancora oggi la loro comune origine.

Solstizio d’inverno e la celebrazione del Natale

Intorno alla data del 25 dicembre, molti popoli hanno celebrato la nascita delle proprie figure divine. In Egitto, per esempio, veniva celebrata la nascita di Horus, che affreschi e mosaici raffigurano generalmente tra le braccia di Iside, con un richiamo evidente all’iconografia cristiana di Maria di Nazareth con il bambino. Nel giorno corrispondente all’attuale 25 dicembre, nel 3000 a.C. si celebrava il dio Sole babilonese Shamash e successivamente in Babilonia si fece strada il culto della dea Ishtar e di Tammuz, suo figlio, che veniva considerato la personificazione del Sole stesso. Analogamente ad Iside, anche Ishtar veniva spesso e sovente raffigurata con l’infante tra le braccia ed anche in questo culto il dio Tammuz muore per poi risuscitare a distanza di tre giorni.
Sempre nei giorni del solstizio d’inverno, nell’antica Grecia aveva luogo una festa rituale in onore di Dioniso, Ercole ed Adone, chiamata Lenaea, mentre nel Messico pre-colombiano nascevano il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli, così come Bacab nello Yucatan, il dio Sole, messo al mondo dalla vergine Chiribirias. Buddha è celebrato nei giorni del solstizio invernale in Oriente, Krishna in India, il dio Freyr dalle genti del Nord, Zaratustra, fondatore della religione Mazdaica, in Azerbaigian, Scing-Shin in Cina, mentre in Persia si celebra Mithra.
Le origini di tali coincidenze vanno ricercate proprio nel Sole, da sempre oggetto di culto e venerazione in quanto considerato il principio della vita sulla Terra. I popoli antichi si sentivano intimamente legati al ciclo della natura, al cui centro c’era il Sole, in grado di scandire il ritmo delle giornate e determinare i ritmi della fruttificazione. I popoli antichi temevano di non vedere più sorgere il Sole, e, per esorcizzare tale angoscia, venivano messi in atto riti con il fine di evitare che il Sole smettesse di sorgere e, per lo meno, di sostenerlo nel momento di minor forza. L’origine dei tanti rituali e delle festività collegate al solstizio invernale è riconducibile proprio a queste considerazioni. Anche in Oriente il sole ha sempre rappresentato un elemento imprescindibile. Si pensi, per esempio, alla pratica Yoga che prevede tuttora il saluto al sole, Surya Namaskara, una serie di asana di Hatha Yoga.
I pagani festeggiavano il solstizio invernale, il Sol Invictus, ed i cristiani hanno notato una certa importanza nella celebrazione della rinascita e della luce, caratterizzata dall’inizio di un nuovo anno. La parola Jól, come abbiamo visto, è l’origine della parola Yule, che significa proprio Natale. I cristiani cercarono di sostituire le celebrazioni pagane esistenti con il Santo Natale, celebrando ogni anno il giorno 25 dicembre la nascita di Gesù Cristo, considerata la vera luce del mondo. Il solstizio d’inverno significa rinascita, un tema ricorrente in molte festività invernali. In molte tradizioni religiose e culture, il solstizio d’inverno segna l’inizio di un nuovo anno.

Che cos'è il solstizio d'inverno - Sol Invictus - TOP5
L’anno lunisolare cinese è ripartito in dodici mesi suddivisi a loro volta in due periodi di circa due settimane, il primo dei quali dà il nome all’intero mese. Il periodo denominato Dong Zhi significa proprio solstizio d’inverno e dà il nome all’undicesimo mese dell’anno.
I Saturnali, o Saturnalia, erano un ciclo di antiche feste romane che, come abbiamo accennato, hanno origine dall’insediamento del Tempio di Saturno. I Saturnali venivano celebrati con pranzi, travestimenti e sacrifici, in un crescendo che poteva talvolta assumere caratteri quasi orgiastici. Gli invitati erano soliti scambiarsi l’augurio io Saturnalia con doni simbolici chiamati strenne. I Saturnali erano caratterizzati dall’abbondanza di candele, con riferimento al valore della luce.
La festa di Santa Lucia è una tradizione scandinava che ha luogo il 13 dicembre, in cui una giovane donna rappresenta Santa Lucia ed indossa una corona di candele. La tradizione vuole che Santa Lucia riporti il Sole e respinga l’inverno. In Italia è una festa tuttora molto sentita, specialmente nelle regioni settentrionali.
Yalda è invece una festa che si celebra alla vigilia del primo giorno d’inverno nel Calendario Persiano. Secondo la mitologia iraniana, Mithra, l’angelo di luce e verità, è nato in questa notte dopo aver sconfitto le tenebre. (continua sotto…)

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