Scienza

Anche se non hai mai studiato astronomia, la parola solstizio d’estate ti suona familiare, eccome. E ti fa pensare subito ad un evento particolare: il giorno più lungo dell’anno. Il solstizio d’estate, che si verifica sempre tra il 20, il 21 o il 22 Giugno, è una giornata speciale, quella con più ore di luce in assoluto. Perché? Parola all’astronomia, che ce lo spiega in quattro e quattr’otto.

Il solstizio d’estate è un fenomeno che ha come attori protagonisti: il Sole, la stella che più ci manca d’inverno, quando piove e il cielo è plumbeo; l’eclittica e la declinazione –non quella latina, che ti faceva disperare a scuola!-. Nel corso dell’anno il Sole compie il suo giro lungo l’eclittica, ossia quel cerchio intorno alla terra che rappresenta il percorso del Sole, il suo “binario” di moto. Durante il solstizio d’estate il Sole, che si muove nell’eclittica, viene a trovarsi nel suo punto massimo di declinazione positiva (la declinazione è la distanza angolare tra l’equatore e un punto qualsiasi della Terra. In pratica, una coordinata equatoriale).
Ecco come funziona l’evento che segna l’inizio dell’estate! La particolarità del solstizio d’estate è che ritarda ogni anno di circa 6 ore e rappresenta allo stesso tempo il giorno di massima luce e l’inizio della fase calante dell’anno: infatti da questo momento in poi le ore di luce si accorceranno sempre più. È una fase che ha il suo climax il 21 Dicembre, quando si verifica il solstizio d’inverno, cioè lo start vero e proprio della stagione fredda e la notte più lunga dell’anno.
E ora un po’ di storia del nome, per i più curiosi. Si dice che tutte (o quasi) le parole derivino dal greco, ma anche il latino ha avuto la sua forte influenza nel lessico italiano (e non solo) e, nel caso del solstizio, ne ha determinato il significato. Solstizio viene infatti dal latino sol sistere, che in breve vuol dire “sole stazionario”, “sole che si ferma”. In effetti, durante il solstizio d’estate, il Sole sembra proprio fermarsi o stazionare in uno stesso punto fino al 24 Giugno, illuminando così la giornata per poco più di 15 ore di fila.

Solstizio d’estate: tra leggende, storia, simboli e magia

Per tutte queste caratteristiche che hai appena letto, il solstizio d’estate non è un giorno qualsiasi. Non lo è mai stato neppure in antichità. Il solstizio d’estate, l’inizio della stagione calda, è sempre stato ammantato da una patina di magia, mistero, leggenda… E in passato ha ricoperto una carica simbolica fortissima, che ha lasciato il segno fino ad oggi.
Pensa solo a Stonehenge, uno dei monumenti preistorici più famosi del mondo. Questa costruzione neolitica si trova in Inghilterra, nei pressi di Amesbury, nella contea di Wiltshire. Ti stai chiedendo cosa c’entri col solstizio d’estate? C’entra eccome perché per i teorici e sostenitore del New Age, in realtà Stonehenge è più di un tempio druidico: è una sorta di calendario.
Ebbene sì: Stonehenge, questa formazione circolare di pietre gigantesche poste in posizione eretta e sormontate da una lastra orizzontale, in realtà sarebbe stata edificata con un obiettivo specifico: fungere da primitivo osservatorio astronomico. Al centro dei megaliti infatti si trova la Heel Stone, a casa nostra “pietra del tallone”, un asse orientato strategicamente intorno al quale le pietre sarebbero state allineate con cura per sintonizzarsi coi primi raggi del solstizio d’estate. In più lo specifico schieramento dei megaliti si dice che servisse a prevedere le eclissi di Luna e di Sole.
Verità? Speculazioni e basta? Fatto sta che il solstizio d’estate fa parlare di sé fin dai tempi antichi. Veniva festeggiato anche dagli Inca: Cuzco con i suoi Mojones aiutava l’impero Inca a tenere conto di solstizi ed equinozi. Ancora oggi in Perù, proprio a Cuzco, in occasione del solstizio d’estate si festeggia Inti Raymi, cioè la divinità Sole. Fuochi d’artificio, piatti della tradizione locale come il chicharròn, allietano i partecipanti che si riuniscono a Qorikancha: qui, nell’antico tempio del Sole, gli incas celebravano la Terra e oggi rivivono gli antichi rituali. In Sudamerica il solstizio d’estate era fondamentale anche per un altro popolo, quello dei Maya. I Maya dedicavano una particolare attenzione allo studio dei corpi celesti e all’osservazione dei fenomeni astronomici e così avevano edificato El Caracol, il monumento che era una sorta di osservatorio celeste, utile ai sacerdoti per monitorare i solstizi, ovvero l’annuncio dell’arrivo dell’estate e dell’inverno.
Ma il culmine del sole nello Zenit era festeggiato anche a Roma: la tradizione romana testimonia che i due solstizi –quello d’inverno e quell’estate- fossero rappresentati dal dio Giano bifronte. Giano, la celebre divinità dai due volti, era il custode e il garante del passaggio da un fenomeno astronomico all’altro. Il solstizio d’estate era, insomma, quasi una porta magica che trasportava gli uomini da un mondo a un altro.
Il solstizio d’estate era una festa pagana, cui ad un certo punto si è innestata la religione. Ecco come. Il 24 Giugno, secondo il calendario liturgico, nasceva Giovanni il Battista. Secondo la cristianità, tra i suoi tratti distintivi ci sono il fuoco e soprattutto l’acqua, in quanto Giovanni Battista sarà colui che poi battezzerà Gesù. Per la tradizione pagana e contadina, la festa del solstizio d’estate si sposava con il fuoco, rappresentato dai rituali dei falò, e l’acqua, simbolizzata dalla rugiada che si raccoglieva su erba e piante –la rugiada era considerata quasi miracolosa; propiziava la fertilità, faceva ringiovanire… Insomma, aveva quasi proprietà magiche-. Ecco allora che attraverso i simboli che accompagnavano il Santo ed erano compatibili con quelli del rituale pagano, la festa di San Giovanni si interpose e sovrascrisse all’antica tradizione.
E quindi addio anche al Giano bifronte della romanità, sostituito dai due cristiani Giovanni: il Battista e l’Evangelista, ognuno per una Porta solstiziale.
A proposito di Porte: anche nell’antica Grecia i due solstizi, il solstizio d’estate e quello d’inverno, erano viste come due porte. Il solstizio d’estate era la porta degli uomini, mentre il solstizio d’inverno era la porta degli Dei.
Ancora oggi il solstizio d’estate è velato di magia e mistero e in tutt’Italia non mancano feste in onore del primo giorno d’Estate.

Uno dei primi osservatori astronomici: Stonehenge
Uno dei primi osservatori astronomici: Stonehenge

Il solstizio d’estate nella letteratura , nel cinema… E su Google!

Il solstizio d’estate è magia, anche letteraria. Per la sua unicità, la midsummer o notte di mezza estate è diventata il titolo e l’atmosfera perfetta per un’opera del drammaturgo e poeta anglosassone William Shakespeare: parlo della commedia Sogno di una notte di mezza estate. La midsummer così enigmatica, così carica di mistero e spiritualità, è l’ambientazione ideale in cui poter collocare sogni, sortilegi, boschi incantati, fate e reami immaginifici. Il solstizio d’estate diventa come una porta tra reale e fantastico, nella commedia più tradotta per il grande schermo di Shakespeare.
Il Sogno di una notte di mezz’estate ha ovviamente ispirato una montagna di trasposizioni cinematografiche. Prendiamo, ad esempio, l’omonimo Midsummer night’s dream del 1999. Diretto da Michael Hoffman, aveva come protagonisti Michelle Pfeiffer nel ruolo di Titania e Rupert Everett nei panni di Oberon (Oberon e Titania sono rispettivamente Re e Regina delle fate). Curiosità: le riprese sono state fatte in Italia, principalmente tra Cinecittà, Montepulciano e Sutri.
Shakespeare a parte, sai chi altro ha scritto della notte più breve dell’anno? Rosamunde Pilcher. L’autrice originaria della Cornovaglia ha scritto moltissimi romanzi –curiosità: è universalmente riconosciuta come scrittrice di romance, romanzi a tema sentimentale, amoroso- tra cui un libro intitolato Summer Solstice. Il suo solstizio d’estate è diventato anche un film, nel 2005: qui ritroviamo i protagonisti già conosciuti nel Solstizio d’inverno e, nella versione cinematografica, tra il cast compare anche l’attore italiano Franco Nero.
Il solstizio d’estate è protagonista di un’altra storia, quella narrata da G.M. Frazier nel suo summer solstice, appunto. Siamo nel 1994 e Jim Aiken, un professore di Storia, ha perso sua moglie due anni addietro. È pronto a ritirarsi un’altra estate nel suo rifugio, la sua casa delle vacanze, ma poi incontra Joyce Brandeis e il figlio Nick. Chissà che non sia l’occasione, il solstizio d’estate, per ritrovare la voglia di amare, ancora?
L’evento astronomico è fatto anche per essere cantato in versi. Stacie Cassarino, poetessa americana contemporanea nata nel 1975, ha ritenuto giusto che il solstizio d’estate, con la sua magia patina di mistero, spiritualità ed esoterismo, diventasse il centro focale di una poesia omonima: Summer Solstice. Così come nella sua raccolta Zero at the bone, i paesaggi verdi di Giugno, l’acqua, l’aria fragrante di odori fruttati diventano il background dove si fondono le sue storie d’amore in cui l’happy ending è bandito.
Passando alla musica, è difficile ricordare una canzone particolare legata al solstizio d’estate, ma è facile -specie per i fan della band- riconoscere nella parola “solstizio” il titolo del singolo di una famosa band italiana: parlo di Solstizio dei Marlene Kuntz, lanciato nel 2013. Dopo ben tre anni di assenza dalla scena musicale, la band con Cristiano Godano è ritornata in pista, e l’ha fatto in modo particolarissimo: pubblicando il suo atteso singolo proprio il giorno del solstizio d’estate!
Il solstizio estivo, che il 2013 è caduto di 21 Giugno, ha segnato insomma l’arrivo dell’estate e col ritorno del Sole anche quello dei Marlene Kuntz, che ha spaccato il secondo. In Italia l’inizio del giorno più lungo dell’anno era stato calcolato per le 7.04 e giusto in quel momento è uscito il singolo Solstizio. La band ha dato l’annuncio della pubblicazione della new song su Facebook, invitando i fan della pagina ad ascoltare con calma e con “gli auspici dell’alba” la canzone. E augurando a tutti, naturalmente, buonissima fortuna.
Ma il solstizio d’estate è musica, cinema, teatro, astronomia, letteratura e… Un doodle di Google. La Big G nel 2013 ha festeggiato l’arrivo del primo giorno d’estate con uno dei suoi divertentissimi doodle. Magari l’hai già rimosso dalla memoria, e allora te lo descrivo veloce-veloce: per il 21 Giugno –sì, il 2013 ha avuto il suo solstizio d’estate il 21- Cristoph Nienann ha realizzato un’animazione a tema sole, mare e vacanze, con un gruppetto di 5 bagnanti tutti intenti a divertirsi in acqua. Proprio vero che il primo giorno d’estate, e il solstizio, è un avvenimento speciale, da festeggiare anche in versione 2.0. (continua sotto…)

Il solstizio d’inverno, dal latino solstitium, letteralmente “arrestarsi del Sole” o “Sole fermo”, è il momento in cui il pianeta Terra si trova in una particolare posizione lungo la propria rivoluzione attorno al Sole, ovvero il giro intorno al Sole della durata di un anno, nel quale si considera conclusa la stagione autunnale ed inizia quella invernale. Da tale punto il Sole riscalda ed illumina in maggior misura l’emisfero australe rispetto all’emisfero boreale. Nell’emisfero nord i raggi solari arrivano, infatti, molto inclinati, mentre al di sotto dell’Equatore risultano quasi perpendicolari. La bassa inclinazione del Sole determina che il suo percorso diurno nel cielo sia estremamente breve e, di conseguenza, le giornate risultino essere le più brevi dell’anno. La minore permanenza temporale del Sole nel cielo, unitamente alla bassa inclinazione dei raggi solari, determina le basse temperature tipiche della stagione invernale.

Insieme al solstizio d’estate ed ai due equinozi di primavera ed autunno, il solstizio invernale suddivide il tragitto della rivoluzione terrestre in quattro quarti, che la Terra percorre impiegando tre mesi ciascuno. Tali periodi di tre mesi rappresentano le stagioni. Il termine solstizio indica, quindi, il momento in cui il Sole si arresta nel suo punto più alto. Il fenomeno è determinato dall’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica, il cammino apparente che il Sole traccia durante l’anno nel cielo. Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva in occasione del solstizio d’estate, nel mese di giugno, mentre raggiunge il massimo valore di declinazione negativa in occasione del solstizio d’inverno boreale, nel mese di dicembre, corrispondente all’estate nell’emisfero australe.
L’inverno meteorologico è compreso tra l’1 dicembre ed il 28 febbraio, e comprende i tre mesi in cui generalmente si registrano le temperature più rigide dell’anno. A livello scientifico il solstizio invernale corrisponde invece all’inizio dell’inverno astronomico.
In termini astronomici, in tale periodo il Sole inverte il proprio moto nel senso della declinazione, ossia raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima. Il buio della notte raggiunge la massima estensione, si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Nell’emisfero australe invece avviene esattamente il contrario.

Solstizio d’inverno: come funziona?

Per capire il funzionamento del solstizio invernale, estivo e dei due equinozi, è necessario partire da qualche semplice concetto di astronomia. Il Sole resta sostanzialmente fermo, mentre la Terra gira intorno ad esso e ruota contemporaneamente su se stessa. Tale condizione determina che, dal pianeta Terra, si veda il Sole sorgere all’orizzonte all’alba ed attraversare il cielo fino a toccare nuovamente la linea dell’orizzonte verso sera. Lo spostamento del Sole viene definito moto apparente, poiché è determinato in realtà da come si muove il pianeta Terra.
Equinozi e solstizi sono determinati dalla posizione del pianeta Terra durante la sua orbita intorno al Sole. L’equinozio ha luogo nel momento in cui si intersecano il piano dell’equatore celeste, vale a dire la proiezione dell’equatore sulla sfera celeste, e quello dell’eclittica, ovverosia il percorso apparente del sole nel cielo. Viceversa, al solstizio tali punto sono quanto più distanti ed il Sole a mezzogiorno risulta essere alla massima o minima altezza rispetto alla linea dell’orizzonte.
Solstizi ed equinozi avvengono in un momento ben preciso, che, a causa della durata differente dell’anno solare e di quello del calendario, può subire una variazione di anno in anno sull’arco di uno o due giorni. Il solstizio d’inverno ha luogo tra il 21 ed il 22 dicembre. Nell’emisfero australe, invece, le stagioni risultano essere invertite e con quello che noi siamo soliti definire solstizio invernale ha inizio l’estate.

Solstizio d’inverno: 21 o 22 dicembre?

Per tradizione popolare il solstizio invernale è abitualmente associato al 21 dicembre, ma in realtà non è detto che cada sempre in tale giorno. L’anno solare ha una durata di 365 giorni 5 ore e 49 minuti, mentre l’anno civile, essendo necessariamente costituito da giorni interi, si ferma a 365 giorni. Ciò significa che ogni anno di calendario viene perso un lasso di tempo di circa 6 ore, che determina uno progressivo disallineamento rispetto ai fenomeni astronomici a ciclo annuo. Per recuperare tale discrepanza, ogni quattro anni viene aggiunto un giorno all’anno civile. Ciò comporta che il solstizio si verifichi ogni anno circa sei ore più tardi rispetto all’anno precedente. In caso di anno bisestile, mantenendosi invariato l’aumento annuale di circa sei ore, si avrà un salto all’indietro di un giorno, grazie all’introduzione del 29 febbraio. L’imperfezione del nostro calendario determina che il solstizio invernale oscilli tra il 21 ed il 22 dicembre. Ma l’inserimento di un giorno intero ogni quattro anni non riporta le cose al proprio posto. Si aggiunge qualcosa di troppo che si recupera ogni quattrocento anni. Pertanto, sul lungo periodo, l’oscillazione delle date del solstizio invernale non si limita al 21 ed al 22 dicembre ma sfora talvolta sia al 20 che al 23 dicembre. Il solstizio si è verificato il 23 dicembre nell’anno 1903, dando inizio ad una serie ininterrotta di 36 anni in cui è caduto sempre il giorno 22 dicembre. La prossima volta che il solstizio d’inverno avrà luogo il 20 dicembre sarà nell’anno 2080, alternandosi con il 21 dicembre fino al 2101 per por sparire dal calendario per circa quattrocento anni.
Riassumendo, l’orario preciso in cui si verifica il solstizio d’inverno tende a ritardare di circa sei ore ogni anno, per poi ritornare indietro negli anni bisestili, ed è per questo motivo che il solstizio invernale può manifestarsi il 21 o il 22 dicembre.

Che cos'è il solstizio d'inverno - Santa Lucia - TOP5

Santa Lucia: si tratta davvero del giorno più corto che ci sia?

La tradizione popolare ci ricorda che Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia, come recita anche un famoso proverbio. La festa di Santa Lucia cade però il 13 e non il 21 dicembre. Fino all’anno 1582 era in uso il Calendario Giuliano che, a causa di una serie di errori di arrotondamento, aveva perso di una decina di giorni il sincronismo con gli eventi astronomici e stagionali. In tale periodo il solstizio d’inverno cadeva proprio intorno al 13 dicembre. La riforma del calendario attuata da Papa Gregorio XIII nel 1582 determinò la soppressione dei dieci giorni eccedenti riportando il solstizio al 21 dicembre, vale a dire la sua data tradizionale.
Ma il proverbio “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” è tutt’oggi usato, benché impropriamente. La necessità di ricordare l’evento solstiziale e di adeguarsi al nuovo calendario ha dato origine ad un nuovo proverbio, molto diffuso nel Veneto: “San Tomìo, il dì più corto l’è il mio”. Nel vecchio calendario ecclesiastico il 21 Dicembre si ricordava San Tommaso.
Tuttavia, è doveroso precisare che intorno al 13 dicembre si verifica realmente una riduzione della durata dei giorni. Al solstizio il sole tramonta un paio di minuti dopo rispetto al giorno di Santa Lucia, ma l’alba si verifica qualche minuto dopo. Anche se il sole tramonta dopo, resta al di sopra dell’orizzonte circa 2 minuti in meno rispetto al giorno 13 dicembre.
In definitiva, al momento il giorno più corto dell’anno non è il 13 dicembre. Il giorno più breve dell’anno coincide con il solstizio invernale, in cui il sorgere del Sole avviene qualche minuto dopo rispetto al 13 dicembre, avendo luogo alle 7.35. Il Sole resta pertanto sopra la linea dell’orizzonte un paio di minuti in meno rispetto al giorno 13 dicembre.
Dopo il solstizio, la notte più lunga dell’anno, le giornate ricominciano gradualmente ad allungarsi ed il buio della notte inizia a ridursi poco alla volta fino al solstizio d’estate, nel mese di giugno, quando hanno luogo il giorno più lungo dell’anno e la notte più breve. Nel solstizio invernale, quindi, il Sole giunge nella fase più debole in termini di luce e calore, e sembra quasi precipitare nell’oscurità, mentre il 25 dicembre il Sole pare rivivere. (continua sotto…)

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