In Asia centrale, delimitato a nord dall’Uzbekistan, a sud-est da Afghanistan e Iran, a sud-ovest e a est dal Mar Caspio, si trova il Turkmenistan. Questo paese è al quarto posto nel mondo per giacimenti di gas naturale e all’undicesimo posto (sempre al mondo) riguardo le esportazioni di questa preziosa risorsa energetica.

La sostanza, come detto, è preziosa, ma anche molto pericolosa. Se non correttamente gestita, piuttosto che diventare un flusso pressochè ininterrotto di profitti, molto utili ad un paese in via di sviluppo, si può velocemente trasformare in un disastro apocalittico. Ed è proprio quello che è successo nel 1971.

Prima del disfacimento dell’Unione Sovietica, nel 1991, il Turkmenistan era una delle repubbliche costituenti l’Unione, (allora si chiamava Repubblica Turkmena). Nel 1971, ingegneri sovietici, identificarono un sito vicino al villaggio di Derweze, nel deserto del Karakum (a circa 250 Km a nord della capitale Ashgabat), come un potenziale giacimento di gas naturale. Si avviarono le perforazioni e si iniziò pure ad immagazzinare il gas. Ad un certo punto, però, improvvisamente, il terreno franò e l’impianto di perforazione scomparve in un grande cratere.

Nessuno rimase ferito, ma gli ingegneri temevano che potessero liberarsi nell’aria gas velenosi. Così, decisero di incendiare il pozzo, pensando che le fiamme sarebbero durate non più di qualche giorno. Mai decisione si rivelò tanta errata!
Il cratere, profondo più di 60 metri e largo 20, continua a bruciare ancora oggi, dopo quasi mezzo secolo!

Essendo, il gas naturale, un’indiscutibile preziosa risorsa, nel 2010 il Presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdimuhamedow, ordinò di sigillare il foro, con l’idea di sviluppare altri pozzi nella zona. Ma, a tutt’oggi, questo tentativo si è dimostrato infruttuoso.

Questa voragine incandescente, paurosamente bella, dà l’idea di una “porta verso l’inferno,” e alcuni turkmeni, molto pragmatici, stanno promuovendo il cratere ardente come gita eco-turistica. Uno di questi turisti ha descritto l’esperienza indimenticabile e da “togliere il fiato! Ho immediatamente pensato ai miei peccati e mi è venuta voglia di pregare.”

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