Realtà VS Finzione

Basato sul libro di memorie di Jordan Belfort “The wolf of Wall Street” (Il lupo di Wall Street)

“Il libro è un lontano parente della verità, e il film è un lontano parente del libro.” -Danny Porush, madre di Jones, 10 dicembre 2013

Differenze tra film e realtà

Jordan Belfort davvero incontrò il suo futuro socio in un ristorante?

No. Nel film, Donnie Azoff (Jonah Hill) incontra Jordan Belfort (Leonardo DiCaprio) in un ristorante, dopo aver notato la Jaguar di Belfort nel parcheggio. Egli dice a Belfort che se lo vede staccare un assegno da $72.000, chiude immediatamente la sua attività ed inizia a lavorare per lui. In realtà, il vero Donnie Azoff, Danny Porush, fu introdotto a Jordan Belfort da sua moglie, che aveva incontrato Belfort sull’autobus, durante i suoi spostamenti quotidiani in città. Lei dice che Belfort le offrì il posto a sedere. Lei, rapidamente, realizzò che quel signore, bello e distinto, viveva nel loro condominio. Allora, lei le parlò del marito, per capire se Jordan poteva essere in grado di aiutare Danny nella sua difficile attività commerciale. Dopo avere avuto un incontro con Jordan, Danny tornò a casa e disse alla moglie che stava andando a sostenere l’esame di Consulente finanziario per ottenere la licenza di Agente di cambio. Il resto è storia inventata. -il NYPost.com

Quale era il nome della società di brokeraggio di Belfort?

La vera storia del “lupo di Wall Street” conferma che, come nel film, Stratton Oakmont era il nome dell’agenzia di brokeraggio dove lavorava Jordan Belfort, a Long Island, New York. Belfort ed il co-fondatore Danny Porush (interpretato da Jonah Hill nel film) scelsero questo nome perché sembrava prestigioso (NYTimes.com). L’agenzia sarebbe poi stata successivamente accusata di aver manipolato IPO (offerte pubbliche di acquisto) di almeno 34 aziende, tra cui Steve Madden Ltd. (il loro più grande affare), Dualstar Technologies, Paramount Financial, D.V.I. Financial, M. H. Meyerson & Co., Czech Industries, M.V.S.I. Technology, Questron Technologies e Etel Communications.

Che cosa esattamente fece di illegale Jordan Belfort?

La società di brokeraggio di Belfort, Stratton Oakmont, operava il classico “pump and dump” (pompa e scarica). Belfort acquistava azioni di società a cui faceva lievitare il prezzo attraverso fuorvianti rumors (voci) di mercato, per poi venderle ad ignari investitori. Questo gioco (illecito) garantiva a Belfort ed i suoi soci un sostanzioso profitto. Ben presto, però, le azioni, vista la infondatezza dei rumors, ritornavano al valore iniziale, recando forti perdite agli ignari investitori. -NYTimes.com

Quanti dipendenti aveva la società di brokeraggio di Jordan Belfort?

Il picco ci fu negli anni novanta, quando la Stratton Oakmont, di Jordan Belfort e Danny Porush, contava più di 1.000 Consulenti finanziari. -TheDailyBeast.com

The Wolf of Wallstreet - realtà VS finzione - lancio del nano - TOP5

Davvero Jordan Belfort organizzò in ufficio una competizione di “lancio del nano”?

(il “lancio del nano” è una discutibile attrazione di pub (in molti paesi illegale), in cui nani con indosso costumi imbottiti, vengono lanciati su materassi. I partecipanti devono tirare il nano il più lontano possibile. Una variante del gioco è il “nano-bowling”, in cui un nano, posizionato su uno skateboard, viene usato come palla da bowling)

No. Danny Porush (il vero Donnie Azoff) dice: “in ufficio non ci fu mai alcun abuso fisico; non abbiamo mai lanciato nani.” Porush, tuttavia ammette che “la società assunse nani per organizzare un party”. Nelle sue memorie, Jordan Belfort, parla del “lancio del nano” solo come di una possibilità, non di qualcosa che è effettivamente accaduto. -MotherJones.com

In quali anni si svolgono gli eventi narrati dal film?

Gli eventi narrati nel film “The wolf of Wall Street” hanno avuto luogo durante la fine degli anni ottanta e gli anni novanta. Jordan Belfort e Danny Porush fondarono la società di brokeraggio, Stratton Oakmont, negli anni ottanta. Le frodi sui titoli azionari e il riciclaggio di denaro, portarono le aziende coinvolte, danneggiate dalle speculazioni dell’agenzia di brokeraggio negli anni che vanno dal 1990 al 1997, ad avviare azioni legali contro la Stratton Oakmont. Nel 1996, la Stratton Oakmont fu bandita dal settore di intermediazione ed, infine, costretta a chiudere. -NYTimes.com

Jordan Belfort era davvero conosciuto come il “lupo” di Wall Street?

No, almeno secondo l’ex co-fondatore e Presidente della società di brokeraggio Stratton Oakmont, Danny Porush (interpretato da Jonah Hill nel film). Il vero Porush infatti dice che non ha mai sentito qualcuno della società chiamare Jordan col soprannome il “lupo”. Porush dice che è solo una delle esagerazioni ed invenzioni che caratterizzano sia il film che il libro. -MotherJones.com

Il personaggio di Matthew McConaughey, Mark Hanna, è basato su una persona reale?

Sì. Dalla ricerca sulla storia vera del film, Jordan Belfort sostiene di aver incontrato il vero Mark Hanna nel 1987, quando lavorava presso la compagnia di trading L.F. Rothschild. Questi era un broker senior senza scrupoli, che trasmise a Belfort quei comportamenti eccessivi e dissoluti che poi, più tardi, applicò quotidianamente all’interno della sua società, la Stratton Oakmont. Come nel film, il vero Mark Hanna raccontava a Belfort che la chiave del successo era la masturbazione, la cocaina e le prostitute, oltre a convincere i propri clienti a reinvestire i loro guadagni nel mercato, per poter incassare le commissioni. -TheDailyBeast.com

Davvero Jordan Belfort abusò di cocaina e altre droghe?

Sì. Nel film “The wold of Wall Street”, Jordan Belfort (Leonardo DiCaprio) viene inquadrato mentre sniffa cocaina dal fondo schiena di una prostituta o quando rischia di schiantarsi col suo elicottero privato mentre trangugia un cocktail di farmaci, tra cui Quaalude, morfina e Xanax. Nella ricerca della storia vera, risulta chiaro che Belfort abusava pesantemente di farmaci e droghe. Nelle sue memorie, egli afferma che “a volte ho avuto tanta droga nel sangue da poter soddisfare un intero paese”.

Davvero Belfort infastidiva i suoi collaboratori con discorsi trasmessi attraverso un microfono?

Sì. Belfort era noto per motivare i propri dipendenti all’azione con frasi ad effetto trasmesse attraverso un microfono. Tuttavia, contrariamente a quelli di DiCaprio nel film, suoi discorsi erano spesso pieni di auto-adulazione.

Davvero Jordan fece radere la testa ad una impiegata per $10.000?

Jordan Belfort sostiene, nel suo libro di memorie, che questo è un fatto realmente accaduto. La dipendente si lasciò radere i capelli biondi per 10.000 dollari, che utilizzò per rifarsi il seno. Pure il co-fondatore Danny Porush confermò che la rasatura avvenne, infatti ebbe a dire: “… la cosa peggiore che abbiamo mai fatto è stato di radere la testa a qualcuno per poi pagarlo….10.000 dollari!” -MotherJones.com

Il rifornitore di Quaalude di Jordan Belfort del film, Brad Bodnick (Jon Bernthal), si basa su una persona reale?

(Il Quaalude è un prodotto sintetico, simile ai barbiturici, che agisce sul sistema nervoso ed ha un’azione narcotica ed ipnotica.)

Sì. Il personaggio del film, Brad Bodnick, che ha il pizzetto ed è interpretato da Jon Bernthal (“The Walking Dead”), è basato sul reale fornitore di Quaalude, Todd Garret. Nelle sue memorie, Jordan Belfort sostiene che Garret gli ha venduto circa 10.000 pastiglie di Quaalude.

Ci fu mai uno scimpanzé in ufficio?

No. Secondo il co-fondatore Danny Porush (interpretato nel film da Jonah Hill), la scena dove il personaggio di Leonardo DiCaprio e suoi amici sono con uno scimpanzé, è pura fantasia. “Non ci fu mai uno scimpanzé in ufficio,” dice Porush. “Né ci furono altri animali… io non abuserei mai di un animale”(anche se egli ammette di aver mangiato un pesce rosso, vedi sotto). -MotherJones.com

Davvero Jordan quasi si schiantò con l’elicottero nel suo cortile?

Sì. Nelle sue memorie, Jordan Belfort scrive che egli stava volando col suo elicottero privato, dopo aver ingerito pastiglie di Quaalude, e quasi si schiantò nel cortile.

Davvero Danny Porush sposò sua cugina di primo grado?

Sì. Secondo le memorie di Jordan Belfort, il vero Donnie Azoff (Danny Porush) sposò sua cugina di primo grado Nancy “perché era un vero schianto.” Dopo dodici anni di matrimonio, la coppia divorziò nel 1998, perchè Danny confessò a Nancy di essere innamorato di un’altra donna (il NYPost.com). Danny e Nancy ebbero tre figli.

Davvero Belfort e i suoi colleghi passavano le giornate tra droga e prostitute?

Anche se tutto ciò che è raccontato nel film e nel libro di memorie di Belfort potrebbero sembrare esagerazioni, lontane della realtà, perché i personaggi vengono raffigurati in ufficio, durante l’orario delle contrattazioni di borsa, in compagnia di prostitute ed intenti a drogarsi pesantemente; non sono affatto esagerazioni. Infatti, un agente del FBI dice: “ho seguito questo ragazzo per dieci anni e tutto ciò che ha scritto è vero”. Kyle Chandler è l’attore che impersona l’agente nel film di Martin Scorsese. -NYTimes.com

Davvero Belfort fu arrestato per essersi schiantato con la sua Lamborghini dopo avere ingerito Quaalude scaduta?

Sì, ma secondo Belfort, la vettura non era una Lamborghini, come si vede nel film, ma una Mercedes. Egli si era così fatto di droga che non riusciva a ricordare di avere causato parecchi incidenti mentre cercava di trovare la strada di casa. Uno degli incidenti fu un urto frontale, dove venne ferita una donna che dovette essere ricoverata in ospedale. -TheDailyBeast.com

Veramente Danny Porush ingoiò un pesce rosso?

Sì. Secondo il vero Donnie Azoff, (Danny Porush), la scena dove l’attore Jonah Hill ingoia un pesce rosso è basata su una storia vera. Porush ricorda: “Ho detto a uno dei miei broker, ‘se non fai più business, mi mangio il tuo pesce rosso!’ Così feci.”-MotherJones.com

The Wolf of Wallstreet - realtà VS finzione - pesce rosso - TOP5
Donnie Azoff (Jonah Hill) si mangia un pesce rosso in una scena del film

Fu davvero coperto di soldi il corpo di una donna?

In una scena del film, mazzette di banconote vengono attaccate al corpo di una donna Svizzera. Il vero Danny Porush dice: “Non ho mai messo soldi sul seno di una donna”. Secondo le memorie di Jordan Belfort, l’evento accadde, ma il suo partner, cioè Porush, non c’era. -MotherJones.com

Davvero il magnate delle calzature Steve Madden fu coinvolto nelle speculazioni finanziarie di Belfort?

Sì. Come mostrato nel film “The wolf of Wall Sreet”, Steve Madden era stato un amico di infanzia del partner di Belfort, Danny Porush (rinominato Donnie Azoff nel film e interpretato dall’attore Jonah Hill). Li univa la loro predilezione per le droghe e l’alcool. Durante l’offerta pubblica iniziale della sua azienda di calzature, Steve Madden Ltd., Madden acquistò un gran numero di azioni. Comunque, la maggior parte delle azioni era detenuta da Belfort, tramite la sua società, Stratton Oakmont.
Una volta che le azioni si resero disponibili a tutti i risparmiatori, la Stratton Oakmont iniziò a vendere. Le azioni della Compagnia di Madden erano tra le più calde e scambiate a Wall Street e Belfort ne stava controllando il prezzo. Alla fine, Steve Madden vendette le sue azioni quando il prezzo era ai massimi, poco dopo le azioni iniziarono l’inevitabile discesa. Similmente a quello che si vede nel film, Belfort afferma che Steve Madden cercò di rubargli le azioni che erano in possesso della sua società, la Stratton Oakmont. Comunque sia, Jordan Belfort scambiò circa $ 23 milioni di azioni in due ore, in accordo con Steve Madden, il quale, successivamente, fu indagato come complice dell’operazione finanziaria gestita da Belfort. -NYTimes.com
Steve Madden fu condannato a 41 mesi di carcere e fu costretto a rassegnare le dimissioni da CEO (amministratore delegato) della Steve Madden Ltd. Si dimise anche dal Consiglio direttivo della società. Tuttavia, egli non lasciò completamente l’azienda, ma rimase con l’incarico di consulente creativo. Con questo incarico Madden riuscì ad essere ben compensato anche mentre stava in prigione. -Slate.com

Davvero Jordan Belfort al suo yacht diede il nome della moglie?

Sì. Lo yacht vero di Jordan fu chiamato “The Nadine” in onore della moglie e, come nel film, egli affettuosamente lo chiama “La duchessa di Bay Ridge”. Nel film, lo yacht si chiama “Naomi” perché, sempre nel film, il nome della moglie di Jordan è stato cambiato.

Lo yacht di Belfort davvero affondò in una tempesta nel Mar Mediterraneo?

Sì. Nella vita reale, lo yacht di 50 metri di Belfort, che originariamente era di proprietà di Coco Chanel, affondò al largo delle coste italiane quando Belfort, che si era fatto di droga, insistì perchè il capitano attraversasse, con la barca, una tempesta. (TheDailyBeast.com)
Come egli afferma nell’intervista, il suo elicottero non cadde in acqua durante la tempesta, come invece si vede nel film. L’equipaggio dovette spingere in acqua l’elicottero, dal ponte più alto della barca, per fare spazio ad un elicottero della Marina militare italiana, attrezzato per i salvataggi in mare.

Per quanto tempo l’agente dell’FBI Gregory Coleman controllò Jordan Belfort e la sua ditta?

L’agente dell’FBI Gregory Coleman, alias Patrick Denham nel film, interpretato dall’attore Kyle Chandler, controllò Belfort e la sua ditta, Stratton Oakmont, con priorità assoluta, per sei anni. In un’intervista, Coleman disse che i fattori che attirarono la sua attenzione erano “la veemenza e l’impetuosità delle loro azioni, l’aggressività con cui venivano avvicinate e contattate, anche telefonicamente, le persone e l’alto numero di persone che quotidianamente si lamentavano.” – CNBC

Davvero Jordan colpì sua moglie?

Sì. Il film “The wolf of Wall Street” mostra Jordan (Leonardo DiCaprio) che colpisce la moglie (Margot Robbie) con la mano e il pugno. Secondo le sue memorie, egli effettivamente prese a calci la moglie Nadine, facendola ruzzolare giù per le scale mentre teneva sua figlia. La moglie impattò violentemente contro il pavimento della stanza.

Davvero Belfort mise in pericolo la vita di sua figlia di 3 anni con la sua auto?

Sì. Nella vita reale, Jordan mise sua figlia Chandler nel sedile anteriore dell’auto senza la cintura di sicurezza. Appena partito, centrò la porta del garage e poi colpì, a tutta velocità, un pilastro di pietra alto 2 metri che era ai margini della strada. Come nel film, era completamente drogato.

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Quale fu la condanna inflitta a Jordan Belfort?

Quando fu arrestato nel 1998 per riciclaggio di denaro sporco e frode in titoli azionari, Jordan Belfort fu condannato a quattro anni di carcere. Per avere questa pena (relativamente mite per ciò che aveva fatto), dovette accettare di indossare un microfono dell’FBI per incastrare i suoi amici e collaboratori. Alla fine, la sua vera storia, rivela che egli passò solo 22 mesi in una prigione federale della California. Il suo compagno di cella era Tommy Chong, per gli amici, “Cheech e Chong”, che stava scontando una condanna a nove mesi per la vendita di Bong. -TheDailyBeast.com
(il Bong è un contenitore, parzialmente riempito con acqua, dotato di un tubo. Serve per fumare cannabis, marijuana o l’hashish)

Perchè Jordan Belfort decise di scrivere le sue memorie?

Furono le risate di Tommy Chong, suo compagno di cella, a convincerlo a scrivere le sue memorie. Chong si divertiva tantissimo ad ascoltare le storie incredibili che Belfort quotidianamente gli raccontava. Per questo iniziò a scrivere il libro. -TheDailyBeast.com

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Jordan Belfort

Perché le memorie di Jordan Belfort contengono tantissimi punti esclamativi?

Jordan Belfort tentò di emulare lo stile dello scrittore Hunter S. Thompson (Fear and Loathing in Las Vegas – Paura e delirio a Las Vegas), che era conosciuto per l’utilizzo di un sacco di punti esclamativi.

Cosa è successo al partner di Belfort, Danny Porush, interpretato da Jonah Hill nel film?

Danny Porush, rinominato Donnie Azoff nel film e interpretato dall’attore Jonah Hill, scontò 39 mesi di carcere per la sua parte di responsabilità nella conduzione illecita della società Stratton Oakmont, che fondò insieme a Jordan Belfort. Porush attualmente gestisce un business di prodotti farmaceutici in Florida, dove vive con la sua seconda moglie, Lisa, in una villa da $ 4 milioni. Un articolo del 2008 della rivista Forbes denunciò tecniche fraudolente della sua società, che cercava di persuadere le persone, sia ad ordinare prodotti diabetici, che a fornire i propri dati sensibili. La ditta ha ricevuto un certo numero di denunce, nelle quali veniva accusata di inviare pacchetti non richiesti a ignari anziani, che venivano fatturati direttamente a Medicare.

(Medicare, è un programma nazionale di assicurazione sociale, amministrato dal governo federale degli Stati Uniti dal 1966. Esso fornisce assicurazione sanitaria per gli americani di età superiore ai 65 che hanno lavorato e pagato i contributi)

Nel 2001, Porush fu arrestato perché collegato alla società di collezionismo Noble & Perrault Collectibles, che vendeva monete commemorative per telefono. Le vittime della frode hanno visto i loro acquisti essere addebitati più volte sulle carte di credito, a volte per migliaia di dollari, mentre spesso non ricevevano neppure la merce che, in gran parte, non era stata neppure richiesta. Sun – Sentinel
Daniel Porush e sua moglie, attualmente, oltre alla villa in Florida, possiedono una fiammante Rolls-Royce Corniche cabriolet. Per quanto riguarda il film “The wolf of Wall Street”, Porush ha detto, “non ho davvero nessun commento fa fare, se non ripetere che sono davvero pentito per i reati che, purtroppo, ho commesso.”-NYPost.com

Davvero Jordan Belfort attualmente tiene incontri di motivazione personale?

Si. Il vero Jordan Belfort, oltre a scrivere due libri, “Il lupo di Wall Street” ed il suo seguito “La cattura del lupo di Wall Street”, lavora come oratore motivazionale e consulente aziendale. Come oratore motivazionale, egli è pagato circa $30.000 per ogni discorso (TheDailyBeast.com). Nel suo sito Web, inoltre, egli afferma che è in grado di aiutare le aziende riguardo: “le strategie di business, la formazione dei venditori, l’etica nel lavoro e come far fruttare il capitale di rischio.”
L’attore Leonardo DiCaprio, che impersona Jordan nel film, fa fatto un breve video di promozione riguardo la nuova attività del vero Jordan. DiCaprio conclude il video, dicendo, “Jordan si pone come un fulgido esempio di come ottenere successo credendo in se stessi e nel proprio lavoro. Per questo egli è, a tutti gli effetti, un vero motivatore.” – Keppler Speakers

Quanto ha guadagnato Jordan Belfort dai suoi libri e dal film?

Analizzando la storia vera del lupo di Wall Street, abbiamo scoperto che, dai sui due libri che ha scritto, ha ottenuto un anticipo di $ 1 milione dalla casa editrice Random House. Ha inoltre guadagnato $ 1 milione per i diritti sul film (TheDailyBeast.com). In risposta alle critiche che gli sono piovute addosso in merito a questi profitti (e a quelli avrà in futuro), Jordan Belfort ha detto quanto segue, attraverso la sua pagina Facebook, “non sto cedendo almeno il 50% degli utili dei libri e del film, come richiesto dalle autorità competenti ma, bensì, il 100% e oltre. Quindi, riguardo a libri e film, non sto facendo un solo centesimo. ” Secondo Jordan, il denaro è stato utilizzato per ripianare il debito di milioni di dollari che ancora deve a coloro che sono stati truffati dalla sua società di brokeraggio Stratton Oakmont.

Davvero Jordan Belfort ha una piccola parte nel film “The wolf of Wall Street”?

Sì, il vero Jordan Belfort appare alla fine del film come la persona che introduce il personaggio di Leonardo DiCaprio prima che questi salga sul palco per il suo seminario “La retta via”.

Ci sono altri film basati sulla storia di Jordan Belfort?

Sì, ma solo vagamente. La società di brokeraggio del film “Boiler Room” uscito nel 2000, applica le pratiche illegali della ditta Stratton Oakmont di Jordan Belfort. Nel film, l’attore Ben Affleck interpreta Jim Young, co-fondatore della ditta che, come Jordan Belfort, addestra i suoi broker nella pratica del “pompa e scarica”. -NYTimes.com

Basato sul libro “Alan Turing: The Enigma” di Andrew Hodges

“Turing crede che le macchine pensino. Turing giace con gli uomini. Di conseguenza le macchine non sanno pensare…ora sto vivendo quel problema che ho sempre considerato essere una possibilità per me. Mi hanno arrestato con l’accusa di aver compiuto atti osceni con un giovane. La storia di come il tutto è successo è lunga ed affascinante… ma non ho tempo per raccontartela ora. Senza dubbio, devo uscire da questa storia come un uomo diverso, ma non ho ancora capito quanto e, soprattutto, come diverso”. -Alan Turing, 1952, lettera all’amico e collega Norman Routledge

Differenze tra film e realtà

La figura del detective Robert Nock è basata su una persona reale?

No. “Il detective Nock è un nome inventato – l’ho chiamato come il mio vecchio compagno di stanza,” dice lo sceneggiatore Graham Moore. “Egli ci dà un’altra prospettiva… possiamo vedere come una persona normale, non cattiva, può finire per fare una cosa terribile ad Alan Turing. Non abbiamo voluto raccontare la storia di Alan, una storia triste, ma abbiamo deciso di mostrare gli anni finali, attraverso la prospettiva di questo immaginario detective. … Nock non è una persona cattiva, né malvagia. Ciò che è accaduto a Turing non è colpa di questo detective, ma è accaduta una cosa profondamente ingiusta ed è con l’ingiustizia che noi tutti dobbiamo fare i conti.” Robert Nock è l’unico personaggio del film con un nome inventato. -Tumblr (imitationgamemovie)

La polizia scoprì l’omosessualità di Turing mentre stava indagando su di lui come possibile spia sovietica?

No. Qui il film si differenzia significativamente dalla storia vera. Il vero Alan Turing non fu indagato per essere una presunta spia sovietica. Turing stesso aveva segnalato un piccolo furto alla polizia, non un suo vicino. Alan cambiò i dettagli del suo racconto alla polizia per coprire una relazione che stava avendo con un 19enne, Arnold Murray, che sospettava di essere l’autore del furto. Turing, nella vita reale, non fu sospettato di spionaggio, come di vede nel film ma, la polizia, immediatamente lo arrestò per omosessualità (che in quel periodo, in Gran Bretagna, era illegale) a causa della sua relazione con Murray. –The Guardian

Alan Turing fu davvero processato per essere gay?

Sì. La storia vera del film conferma che il 31 marzo 1952, le autorità britanniche processarono Alan Turing per comportamento indecente perché aveva avuto rapporti omosessuali con un ragazzo di 19 anni, Arnold Murray, di venti anni più giovane di lui.
L’omosessualità, in Gran Bretagna negli anni cinquanta, era reato, rientrando nel codice penale, sezione 11, come atto osceno. Per evitare il carcere, Turing si sottopose volontariamente alla castrazione chimica, con un anno di iniezioni di estrogeni (stilboestrol), per ridurre la sua libido. Questo trattamento, oltre che renderlo impotente, ebbe anche un altro effetto collaterale: l’ingrossamento dei seni. Il 7 giugno 1954, circa un anno dopo la fine del suoi trattamenti ormonali, Turing si suicidò, probabilmente mangiando una mela avvelenata al cianuro. Diciamo “probabilmente” perché la mela non fu mai analizzata da un laboratorio specialistico. -Alan Turing: l’Enigma

The Imitation Game - realtà VS finzione - Benedict Cumberbatch - TOP5

Davvero la macchina per decodificare i messaggi cifrati di Alan Turing si chiamava Christopher?

No. La vera storia del film rivela che il nome della macchina decodificatrice di Turing aveva un nome meno personale. A differenza del film, non fu chiamata Christopher, come primo amore di Turing, l’adolescente Christopher Morcom (Morcom era inizialmente un amico, che Alan conobbe alla scuola di Sherborne). Invece, la macchina di Turing fu chiamata “The Bombe”. Essa discendeva da un iniziale progetto di origine polacca e, come nel film, Turing migliorò questa prima versione. Anche gli Stati Uniti produssero macchine equivalenti, anche se, come concezione, erano diverse rispetto alla The Bombe britannica, creata da Alan Turing e la sua squadra. -Empire Magazine

Veramente Christopher, l’amico di Alan, morì improvvisamente di tubercolosi bovina?

Sì. Il vero Alan Turing incontrò Christopher Morcom alla Sherborne School, nel Dorset, in Inghilterra. A quel tempo, Alan era un adolescente, ed i due divennero buoni amici, condividendo l’interesse per la matematica e la chimica (non ancora per i codici cifrati). Morcom, che era di un anno più grande, morì improvvisamente di tubercolosi bovina, dopo che aveva contratto la malattia bevendo latte vaccino infetto. Nel film, il preside della scuola, non dà freddamente ad Alan la notizia della morte di Chris, avvenuta il 13 febbraio 1930, ma aspetta che siano trascorsi alcuni giorni. Nella vita reale, Ben Davis, il direttore junior della scuola, inviò a Turing una prima nota, dove gli diceva di prepararsi al peggio. Alan, comunque, fece finta di conoscere a malapena Morcom ma, gli amici e la sua famiglia, sapevano invece che egli era devastato dal dolore. Alan stette anche molto vicino alla famiglia di Morcom dopo la sua scomparsa. -Alan Turing: l’Enigma

Ci fu, tra Alan a Christopher, un’attrazione reciproca?

Non è probabile. Anche se nel film si vede che Christopher è attratto da Alan, la biografia di Andrew Hodges dice cose diverse. Hodges scrive che Alan, durante le lezioni, si sedeva sempre accanto a Christopher, ma questi lo accoglieva in modo piuttosto freddo. Hodges afferma che Christopher era dubbioso se corrispondere o meno alle “avances” di Alan. Tuttavia, gradualmente, prese interesse al rapporto, ma sempre con “notevole riserva”. Nei suoi scritti, Alan, dice che Christopher era consapevole dei suoi sentimenti, “Chris conosceva bene quello che io provavo per lui, ma lui rimaneva piuttosto freddo nei miei confronti.” Ciò indica che Chris, probabilmente, non respingeva Alan, ma che non era ancora pronto (o interessato) ad un legame affettivo. -Alan Turing: l’Enigma

Turing progettò da solo la macchina decodificatrice?

No. A differenza del film, Alan Turing non ha progettato da solo la macchina The Bombe. Gordon Welchman, un matematico che non viene menzionato nel film, collaborò con Turing al progetto della macchina. -Alan Turing: l’Enigma

La vera macchina decodificatrice di Alan Turing era simile a quella del film?

Per la maggior parte, sì. Tuttavia, la macchina decodificatrice reale, The Bombe, aveva un ricoprimento in bachelite. Maria Djurkovic, la scenografa, e il suo team, fecero un duro lavoro affinchè la replica, che è esposta a Bletchley Park nel Buckinghamshire( Inghilterra), fosse all’altezza di quella reale. “La nostra versione della macchina doveva apparire convincente,” dice la Djurkovic. Lei e il regista Morten Tyldum hanno anche aggiunto alla loro macchina dei cavi rossi per dare al pubblico la sensazione che stesse pompando, al suo interno, del vero sangue. -Tumblr (imitationgamemovie)

C’è un URL segreto nascosto nel trailer del film?

Sì. L’URL segreto è sotto forma di indirizzo IP ed è nascosto nel trailer quando compare la scritta “Prestate attenzione”. L’URL può essere letto per 4 secondi quando l’attore Benedict Cumberbatch dice, “State prestando attenzione?” L’IP in questione è: 146.148.62.204.
Il link sfida lo spettatore a completare un cruciverba che il vero Alan Turing pubblicò nel Daily Telegraph di Londra nel 1942, nel tentativo di reclutare collaboratori per la sua squadra. Turing prometteva, a chi avesse completato il cruciverba in 12 minuti o meno, un colloquio di lavoro per entrare nel suo team. Nel film, uno di questi aspiranti, è Joane Clarke (Keira Knightley), che finirà per essere l’unica componente donna in un team di tutti uomini. Come per la sfida di Alan Turing, anche per completare il cruciverba trovato tramite l’URL, è stato dato un tempo massimo. Quindi, cimentatevi nel cruciverba e verificate se, in teoria, potevate aspirare ad entrare nel team di Turing!

Davvero Joan Clarke fu assunta a Bletchley Park dopo aver risolto un cruciverba?

No. L’introduzione reale di Joan Clarke nel team di Turing a Bletchley Park è stata meno emozionante di quella del personaggio di Keira Knightley nel film. Nella vita reale, Joan Clarke era già impiegata a Bletchley Park, dove svolgeva le funzioni di segreteria, perchè reclutata per il lavoro al Government Code and Cypher School (GC & CS). Lei era una matematica, aveva studiato a Cambridge ed il suo talento era stato notato a Bletchley. Fu Alan Turing che le offrì la possibilità di lavorare nel proprio gruppo. La biografia di Andrew Hodges afferma che Joan Clarke aveva, in realtà, già incontrato Alan Turing a Cambridge.

Davvero la spia sovietica, John Cairncross, lavorò con Alan Turing?

No. La nostra ricerca della storia vera del film, ha verificato che, effettivamente, John Cairncross, lavorò a Bletchley Park e, nel 1951, ammise di essere una spia sovietica. Però, egli non ha mai fatto parte del gruppo di Alan Turing. “Il loro rapporto è pura finzione,” dice l’autore Andrew Hodges. È molto improbabile che avessero avuto un qualche contatto diretto, poiché la comunicazione tra le sezioni di Bletchley era molto limitata. Nel film, dopo che Alan Turing (Benedict Cumberbatch) scopre che John Cairncross (Allen Leech) è una spia sovietica, Cairncross ricatta Turing minacciando di rivelare la sua omosessualità. -Sunday Times

The Imitation Game - realtà VS finzione - Alan Turing - TOP5

Alan Turing era realmente fidanzato con Joan Clarke?

Sì. Nel film, vediamo Alan Turing (Benedict Cumberbatch) chiedere a Joan Clarke (Keira Knightley) di sposarlo, in modo da poterla tenere a Bletchley Park, dal momento che i genitori di lei, volevano trovarle un marito. Sebbene Turing avesse raccontato a Joan la sua attrazione per gli uomini, nel film, rompe il fidanzamento dopo che John Cairncross, la spia sovietica, minaccia di rivelare a tutti che Turing è gay.
Nella vita reale, la proposta di matrimonio di Alan Turing, nella primavera del 1941, non era uno stratagemma per tenere Joan a Bletchley Park. Egli, inoltre, non ruppe il fidanzamento perché minacciato da una spia sovietica. La vera Joan Clarke disse che il loro rapporto aveva diversi interessi, nonostante che alla relazione mancasse il contatto sessuale. Nel lavoro, Turing organizzò i turni in modo da passare molto tempo insieme a Joan; inoltre, andavano al cinema e in altri luoghi, dove si baciavano affettuosamente. Turing, infine, introdusse Joan nella sua famiglia. L’autore Andrew Hodges afferma, nella sua biografia di Turing, che “è un pensiero moderno che il matrimonio debba includere una reciproca soddisfazione sessuale ma, a quei tempi, il matrimonio era visto, più che altro, come un dovere sociale.”
Durante un’intervista del 1992, nella puntata “La strana vita e morte del dottor Turing”, all’interno del programma della BBC, Horizon, Joan dice che Alan le parlò della sua omosessualità e, “naturalmente, questo fatto un po’ mi preoccupava perché sapevo che era un qualcosa di irreversibile; tuttavia, abbiamo continuato la nostra relazione.” Un membro del team di Turing definì il loro rapporto “abbastanza delizioso” ed aggiunse anche che erano “molto dolci insieme.” Anche se si parlava del futuro, compresi i bambini, il loro fidanzamento non durò oltre l’estate del 1941. Turing, per rompere il fidanzamento, recitò un poema di Oscar Wilde. -BBC Horizon

La squadra di Turing inoltrò alle Forze Armate solo una parte dei messaggi decodificati?

Sì, ma la decisione che si vede nel film, di quali messaggi decifrati consegnare, non è veritiera. Nel film, Turing (Benedict Cumberbatch) e la sua squadra decodifica Enigma (la macchina dei tedeschi per cifrare i messaggi), ma non informa i suoi superiori per paura che i tedeschi diventino sospettosi e modifichino i codici della macchina. Dopo aver deciso di non passare le informazioni intercettate di un imminente attacco contro un convoglio britannico, Turing va da Stewart Menzies (Mark Strong) e, insieme, decidono un sistema per definire quali messaggi decifrati devono essere passati alle Forze Armate: British Army, Navy e RAF.
In realtà, fu Menzies ad escogitare il metodo , senza che vi fosse stato il coinvolgimento di Turing. -The Telegraph

Fu Alan Turing accusato di tradimento e codardia per non aver rivelato che John Cairncross era una spia sovietica?

No. Come indicato sopra, il rapporto tra Alan Turing e John Cairncross è pura invenzione cinematografica. Con la nostra indagine sulla storia vera del film, abbiamo scoperto che Turing e Cairncross non lavoravano nella stessa sezione a Bletchley Park ed è quindi molto improbabile che i due uomini si siano mai incontrati nella vita reale. L’ipotesi dell’incontro tra i due uomini, per il biografo Andrew Hodges, è semplicemente “ridicola”. Questa finzione cinematografica, che vuole Turing al corrente del fatto che Cairncross era una spia sovietica, ha generato una notevole quantità di polemiche e critiche, per le accuse (inventate) di tradimento mosse a Turing. – The Guardian

Joan Clarke fece visita ad Alan Turing dopo la guerra?

No. Il biografo Andrew Hodges afferma che Alan scrisse a Joan, ma non c’è alcuna evidenza che Joan fece visita ad Alan. Invece, nel film, il personaggio di Keira Knightley, dopo la guerra, fa visita ad Alan (Benedict Cumberbatch).

C’è un motivo per cui non si vede il suicidio di Alan Turing nel film?

Il 7 giugno 1954, circa un anno dopo che Alan subì la “castrazione chimica” (con iniezioni di estrogeni) che fu un modo per evitare la prigione (infatti, come detto, Alan era stato condannato per comportamenti osceni), ingerì una mela che probabilmente aveva avvelenato con cianuro. Il biografo Andrew Hodges ha suggerito che Alan, per questo gesto, si fosse ispirato ad una scena del film di Walt Disney del 1937, Biancaneve, la sua fiaba preferita. Il regista Morten Tyldum filmò la scena del suicidio, ma poi non la inserì nel film. Nella vita reale, fu la governante di Turing a trovarlo morto nel suo letto, con una mela mezza mangiata sul suo comodino (BBC News).
“Non abbiamo mai pensato di inserire la scena del suicidio nel film,” dice Graham Moore, sceneggiatore. “Questo film vuole raccontare la vita tremenda di Alan Turing, ma anche ai suoi sorprendenti risultati. Ci sembrava più etico e responsabile concentrarsi sulla sua vita e le sue realizzazioni piuttosto che sul suicidio.”- Tumblr (imitationgamemovie)

È possibile che Alan Turing non si sia suicidato?

Anche se l’inchiesta ha stabilito che si è trattato di suicidio, alcuni credono che la morte sia stata causata dall’inalazione accidentale di vapori di cianuro, emessi da un dispositivo che serviva per la pulizia dell’argenteria (il dispositivo utilizza cianuro di potassio che, disciolto in acqua, reagisce con l’argento e libera vapori di mercurio). Anche la madre di Turing, Ethel, credeva che la morte del figlio fosse stata accidentale (Alan Turing: The Enigma). “Sua madre mi ha scritto,” dice la vera Joan Clarke, “e mi ha detto che, anche se l’indagine parla di suicidio, ella crede che si sia trattato di un incidente e, tutto il resto, una messa in scena per far credere al suicidio.” -BBC Horizon

Il logo dell’azienda Apple è stato ispirato dalla mela avvelenata di Turing?

No. Questa è solo una leggenda. Apple ha negato qualsiasi correlazione. -Empire Magazine

The Imitation Game - realtà VS finzione - Benedict Cumberbatch scena - TOP5

Il film è stato veramente girato a Bletchley Park?

Soltanto alcune scene del film sono state girate presso Bletchley Park (che si trova a Milton Keynes, Buckinghamshire, Inghilterra), precisamente nel bar, dove viene girata la scena della festa di fidanzamento di Alan e la sua confessione a John Cairncross sull’essere gay. Altre parti del film sono state girate presso la scuola elementare di Alan Turing, dove la sua immagine è ancora appesa ad una parete (Tumblr – imitationgamemovie).
Il Bletchley Park, dopo la guerra, fu trasformato in un museo che, dal 1993, è aperto al pubblico. (BletchleyPark.org.uk).

Basato su una sceneggiatura del regista James Cameron, in cui la storia d’amore immaginaria si intreccia con la vera tragedia dell’affondamento del Titanic (aprile 1912)

“Quando qualcuno mi chiede come meglio posso descrivere la mia esperienza in quasi quarant’anni in mare, semplicemente dico, monotona. Naturalmente ci sono state tempeste, nebbie e altri fenomeni atmosferici negativi. Ma in tutta la mia esperienza, non ho mai avuto alcun incidente… o qualsiasi altro inconveniente di cui valga la pena parlare. In tutti questi anni non ho mai visto nessuna nave in pericolo. Non ho mai visto un naufragio, né della mia nave, né di altre navi e mai mi sono trovato in situazioni che potessero far presagire un disastro.” -E.J. Smith, capitano del Titanic

Differenze tra film e realtà

Sono stati Jack e Rose delle persone reali?

No. Jack Dawson e Rose DeWitt Bukater, interpretati nel film da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, sono personaggi immaginari (il regista James Cameron ha modellato il personaggio di Rose sulla base della vita dell’artista americana Beatrice Wood che, in realtà, non ha avuto alcun legame con la storia del Titanic). La storia d’amore del film è pura finzione, che è stata romanzata da Cameron, sceneggiatore e regista. Oltre a Rose e Jack, sono stati inventati pure altri personaggi, vicini a loro. Essi includono il fidanzato di Rose, Caledon ‘Cal’ Hockley (Billy Zane), sua madre Ruth (Frances Fisher), il maggiordomo di Cal, Spicer Lovejoy (David Warner) e alcuni passeggeri di terza classe, che includono gli amici di Jack: Fabrizio (Danny Nucci) e Tommy (Jason Barry). Altri passeggeri della terza classe rappresentano persone realmente esistite.

Davvero c’era J. Dawson a bordo del Titanic?

Sì. Un uomo firmò il registro come J. Dawson e salì a bordo del Titanic. Tuttavia, la J. significa Joseph e non Jack. Joseph Dawson nacque a Dublino ed era un membro dell’equipaggio del Titanic. Lavorò come responsabile del carbone (era suo compito seguire gli approvvigionamenti del carbone, dal carico nei porti fino ai forni della nave). James Cameron ha detto che non sapeva di Joseph Dawson fino a quando non terminò la sceneggiatura del film. Dal 1997,e ancora oggi, fan del film si recano sulla tomba di J. Dawson in Halifax, Nuova Scozia (Canada), dove lasciano poster del film, foto personali e foto di Leonardo DiCaprio. Un’altra coincidenza riguarda il personaggio (l’amico irlandese di Jack), di Tommy Ryan (Jason Barry). Il registro della nave elenca un Thomas Ryan, steward di 27 anni della terza classe, il cui corpo non è mai identificato.

Chi ha abbozzato il ritratto di Rose che vediamo nel film Titanic?

E’ stato il regista James Cameron a fare lo schizzo del ritratto di Rose (Kate Winslet) che indossa la collana. Quindi, si tratta in realtà della mano di Cameron che disegna, non di quella di Leonardo DiCaprio, come si vede nella scena nel film. James Cameron ha anche disegnato tutte le immagini degli schizzi che si vedono nell’album di Jack.

Le riprese subacquee del film sul relitto del Titanic sono reali?

Sì. La maggior parte delle riprese subacquee del relitto del Titanic sono reali. Per le riprese, nel 1995, James Cameron ingaggiò la nave russa Akademik Mstislav Keldysh e suoi due sommergibili. Per filmare i primi piani, furono fatte un totale di dodici immersioni, a 3800 metri sotto l’Atlantico del Nord. Si progettarono telecamere speciali, con protezioni, per sopportare la pressione dell’acqua di 1100 Kg su centimetro quadrato. Ogni immersione durava quindici ore circa, ma le telecamere potevano registrare solo 150 metri di pellicola; ciò significava che potevano essere girati solo dodici minuti di riprese in immersione. Di conseguenza, alcune riprese subacquee furono girate in un apposito set cinematografico creato ad hoc.

Uno dei dipinti di Pablo Picasso andò perso con l’affondamento del Titanic?

No. Dopo che Rose (Kate Winslet) sale a bordo della nave, vediamo che ella ha con se autentici dipinti del pittore, a quel tempo semi sconosciuto, Pablo Picasso. Cal (Billy Zane), nel vedere i quadri, commenta che quell’artista (Picasso) non sarà mai famoso. Questo è un dialogo divertente del film, ma solleva anche la questione dei quadri: essi erano o no sul Titanic? La risposta è no. Uno dei dipinti mostrati nel film è “Les Demoiselles d’Avignon”, che raffigura cinque prostitute in una casa di appuntamenti. Il quadro è attualmente visibile presso il Museo d’arte moderna di New York City.

A bordo del Titanic c’erano dei passeggeri di colore?

Sì. Joseph Phillippe Lemercier Laroche fu l’unico uomo di colore a perire nell’affondamento del Titanic. Laroche, era a bordo con la moglie, incinta, Juliette e le due giovani figlie. La storia di questa famiglia interrazziale divenne nota pubblicamente solo quando, tre anni dopo l’uscita del film, il Chicago Museum of Science & Industry e il Titanic Historical Society ne raccontarono la storia, come parte integrante di una Mostra sul Titanic. Joseph Laroche nacque ad Haiti nel 1889 da un facoltosa famiglia — suo zio, Dessalines M. Cincinnatus Leconte, era il Presidente di Haiti. All’età di quindici anni, Joseph Laroche, lasciò Haiti per studiare ingegneria a Beauvais, Francia. Alcuni anni dopo, incontrò Juliette Lafargue, che aveva 22 anni ed era figlia di un locale venditore di vino.

I due poco dopo si sposarono. Tuttavia,  a Joseph, pur avendo una laurea in ingegneria, il fatto di essere nero non gli consentì di trovare lavoro in Francia. Allora, egli decise di ritornare ad Haiti e, per la traversata, prenotò dei posti di seconda classe su una nave passeggeri: il Titanic. Dopo che la nave colpì un iceberg, Joseph, caricò moglie e figlie su una scialuppa di salvataggio, ma lui non riuscì a salvarsi ed affondò con la nave. Il suo corpo non fu mai recuperato. Poco prima di Natale dello stesso anno, Juliette Laroche, diede alla luce il loro figlio, Joseph Laroche Jr. Juliette non si risposò mai più.

Davvero Bruce Ismay chiese al capitano Smith di andare più veloce?

Durante l’inchiesta del Senato degli Stati Uniti sul disastro del Titanic, Bruce Ismay, amministratore delegato della White Star Line, disse quanto segue, “capisco che qui è stato affermato che la nave stava andando a tutta velocità. Ma, la nave non è mai andata a tutta velocità. La velocità di crociera della nave era di 78 giri, con punte massime di 80. Per quanto ne so, la nave non ha mai superato i 75 giri e non tutte le caldaie erano collegate. Infatti, nessuna delle caldaie “single-ended” era collegata.” Ismay disse che l’intenzione del comandante era di far raggiungere alla nave la velocità massima di 80 giri il giorno successivo al naufragio (lunedì) o due giorni più tardi (martedì), a seconda del tempo.
I passeri sopravvissuti hanno dichiarato che udirono Bruce Ismay fare pressioni sul capitano Edward J. Smith per andare più veloce; un passeggero ha anche affermato di aver visto Ismay sventolare un avviso di iceberg durante la cena. Tuttavia, nessuno degli ufficiali superstiti supportò queste accuse. La testimonianza di alcuni passeggeri sopravvissuti fu considerata inattendibile o, nella migliore delle ipotesi, fantasiosa. Bruce Ismay fu messo in croce dai giornali per aver abbandonato la nave e divenne rapidamente bersaglio di roventi critiche. Eppure, dalle testimonianze degli ufficiali superstiti, Ismay non risulta avere particolari colpe; anzi, risulta che fece il possibile per difendere gli interessi della compagnia per la quale lavorava: la White Star Line.

Davvero pezzi di ghiaccio si potevano raccogliere sul ponte della nave?

Sì. La signora Churchill Candee, di Washington, disse quanto segue, riguardo al ghiaccio, “la prima cosa che ricordo del naufragio è di un uomo dell’equipaggio che apparve con pezzi di ghiaccio in mano. L’uomo disse che li aveva raccolti nella prua della nave. Alcuni dei passeggeri pensarono che stesse scherzando. Ma, ben presto, la situazione fu chiara a tutti.” Survivor William Lucas riferì di aver visto “circa un paio di tonnellate” di ghiaccio sul ponte a dritta (tribordo) della nave. Il quarto ufficiale Joseph Groves Boxhall disse che trovò “un po’ ghiaccio sul ponte della nave per una superficie di circa un metro quadro, vicino alla murata destra… poca roba.”

Titanic- realtà VS finzione - L'affondamento del Titanic - TOP5
L’affondamento del Titanic

L’orchestra del Titanic continuò a suonare anche quando la nave stava affondando?

Sì. Wallace Henry Hartley, 33 anni, violinista, fu direttore d’orchestra sul Titanic. Hartley aveva una fidanzata in Boston Spa, paesino vicino a Wetherby nello Yorkshire ed era con lei prima di imbarcarsi sul Titanic. Dopo che la nave colpì l’iceberg, Wallace Hartley, convocò la sua orchestra di otto elementi ed iniziò a suonare sul ponte del transatlantico, vicino all’ingresso della grande scalinata. Lì, suonarono ragtime e valzer. In particolare, i sopravvissuti dissero di aver ascoltato i brani “Alexander Ragtime Band” e “In the Shadows”.
Certo, nessuno poteva pensare che quelli sarebbero stati gli ultimi brani che la band avesse suonato, prima che la nave affondasse. I giornali riferirono che l’ultimo brano suonato fu “Nearer, My God, To Thee”, mentre alcuni superstiti dissero che fu “Song d’Automne”. Tutti i membri della band perirono nell’affondamento del Titanic. Il corpo di Wallace Hartley fu recuperato il 4 maggio 1912 dalla nave Mackay-Bennett. Migliaia di persone in lutto, sia ai lati delle strade che in processione, seguirono il feretro a Colne, Lancashire, nel nord-ovest dell’Inghilterra. Jonathan Evans Jones, l’attore che interpretò Wallace Hartley, è un violinista professionista.

I passeggeri di terza classe davvero erano bloccati sotto il ponte, come mostra il film?

Sì, ma non esattamente come si vede nel film. La vera storia del Titanic ci dice che esistevano cancelli che separavano i passeggeri di terza classe dagli altri passeggeri. Tuttavia, queste porte non potevano impedire ai passeggeri di terza classe, analogamente a quelli di prima, di raggiungere le scialuppe di salvataggio. Le porte erano previste per impedire la trasmissione di malattie e infezioni da parte dei passeggeri di terza classe, considerati “meno puliti”. Ciò avrebbe fatto risparmiare tempo all’arrivo della nave a New York perchè solo i passeggeri di terza classe sarebbero dovuti passare per l’ufficio del controllo sanitario.
Al momento del naufragio, alcuni membri del personale della nave mantennero i cancelli bloccati, in attesa di istruzioni, mentre altri facevano passare donne e bambini che così potevano raggiungere i ponti superiori. A seguito delle carenze nella comunicazione degli ordini dai ponti superiori, aggravate dal fatto che alcuni passeggeri di terza classe non parlava inglese, la terribile realtà fu che molti viaggiatori di questa classe non riuscì a raggiungere i ponti superiori della nave, rimanendo bloccati ai piani inferiori. Di conseguenza. solo il 25 per cento dei passeggeri di terza classe sopravvisse al disastro.

L’ufficiale Murdoch veramente si suicidò dopo avere accettato del denaro da due passeggeri?

Dopo l’uscita del film Titanic di James Cameron nel 1997, i parenti ancora in vita dell’ufficiale William Murdoch, alcuni storici e persone dalla città natale di Murdoch, Dalbeattie (Scozia), si arrabbiarono moltissimo perché, nel film, Murdoch, si suicida, puntando la propria pistola verso di se, dopo che due passeggeri salgono frettolosamente su una scialuppa di salvataggio. Gli storici sono ragionevolmente certi, poiché il fatto è basato su testimonianze di superstiti, che un ufficiale si suicidò, ma non si può dire con certezza che si trattasse del primo ufficiale Murdoch. Inoltre, non esiste alcuna prova che egli prese del denaro. Probabilmente, James Cameron, nel film, ha inserito la tangente per mostrare la mancanza di integrità morale di Cal (Billy Zane), piuttosto che quella di Murdoch. Tuttavia, alcuni dirigenti della produzione cinematografica si recarono nella città natale di Murdoch, rilasciando pubbliche scuse e facendo una donazione di $8.500 ad un fondo in memoria di Murdoch.

Davvero uno dei fumaioli giganti del Titanic si schiantò all’impatto con l’acqua?

Sì. Questa scena del film raffigura un episodio realmente accaduto a seguito dell’affondamento del Titanic. Infatti, dopo che il ponte della nave affondò sotto la superficie dell’acqua, il primo fumaiolo, toccando l’acqua, si schiantò su alcuni passeggeri che stavano nuotando (nel film, si vede che il fumaiolo colpisce l’amico di Jack, Fabrizio). Lo schianto in acqua del fumaiolo, seguito da enormi spruzzi, trascinò, nelle gelide acque dell’oceano Atlantico, parecchi passeggeri. Si pensa che anche il milionario John Jacob Astor fu ucciso dal fumaiolo, perché il suo corpo fu trovato schiacciato e coperto di fuliggine. Inoltre, ad identificarlo, nel colletto della sua camicia di flanella marrone, c’erano le iniziali “J.J.A.”. Astor era a bordo con la sua sposa di diciannove anni, Madeline, che sopravvisse al disastro. Durante il viaggio di luna di miele, Madeline si accorse di essere incinta e volle ritornare a casa, per avere il bambino negli Stati Uniti. Così, prenotarono il viaggio in prima classe sul Titanic.

Davvero alcuni passeggeri scelsero di affondare con la nave?

Sì. Verso la fine del film Titanic, si vede una coppia di anziani abbracciati nel letto, con l’acqua che sta invadendo la loro cabina. Questa coppia rappresenta i passeggeri di prima classe Isador e Ida Straus. Isador era il co-proprietario del grande magazzino Macy. Nella realtà, ad Isador e ad Ida furono offerti due posti sulla scialuppa n. 8, ma Isador scelse di restare sul Titanic fino a che, sulla nave, non ci fosse rimasta più alcuna donna. Ida si rifiutò di abbandonare il marito. Alcuni testimoni che erano nella scialuppa di salvataggio n ° 8 sentirono Ida dire a suo marito, “noi abbiamo vissuto insieme per molti anni. Dove vai tu, vado io.” La coppia fu vista l’ultima volta seduta su delle sedie a sdraio (non coricati nel letto, come si vede nel film). Solo il corpo di Isador fu ritrovato ed identificato.

Davvero il capitano Smith andò sul ponte per attendere la fine?

Nel libro di Robert Ballard, “The Discovery of the Titanic” (La scoperta del Titanic),
l’autore sostiene che il capitano Smith era sul ponte, ad attendere il proprio destino, alle 2:17, tre minuti prima che la nave affondasse. Questa interpretazione è basata sul racconto del banchiere di Philadelphia, Robert W. Daniel, il quale sostenne che, poco prima di gettarsi in acqua, vide il capitano Smith sul ponte della nave, che lentamente si stava inabissando. James Cameron supporta questo racconto, mostrando nel suo film, il capitano Smith che raggiunge il ponte della nave, afferra il timone e sparisce tra i flutti.
Altri sopravvissuti testimoniarono di aver visto il capitano Smith in acqua, con un giubbotto di salvataggio. È quindi possibile che il capitano si sia gettato in acqua dal ponte, mentre la nave stava affondando. Uno degli ultimi ragazzi a lasciare la nave, disse al Dr. J.F. Kemp, un passeggero del Carpathia, che “il capitano Smith si puntò una pistola alla testa e poi cadde”. Ma, i sopravvissuti dell’equipaggio, negarono che il capitano avesse tentato il suicidio. Il corpo di Smith non fu mai trovato.

Titanic- realtà VS finzione - foto del vero Titanic - TOP5
Una foto d’epoca del Titanic durante la sua costruzione

Davvero le luci del Titanic funzionavano ancora quando la nave stava per essere inghiottita dalle acque?

Sì. Il Dottor Washington Dodge, un superstite del Titanic che osservò il momento ultimo della nave, prima che fosse inghiottita dalle acque, da una scialuppa di salvataggio, dichiarò quanto segue, in data 20 aprile 1912, al San Francisco Bulletin, “abbiamo visto l’affondamento della nave. Le luci continuavano a brillare lungo tutto il lato di dritta, fino al momento dell’inabissamento. Dopo di che, si udirono una serie di terrificanti esplosioni…forse le caldaie, o le paratie.” Questo racconto è quasi identico a quanto mostrato nel film.

Davvero il Titanic si è spezzato nel momento dell’affondamento?

Sì. Questo, per anni è stato un argomento molto dibattuto. Alcuni sopravvissuti testimoniarono che la nave si spezzò nel momento dell’affondamento, mentre altri dissero che la nave affondò rimanendo intatta. A tali dubbi fu data risposta solo nel 1985, quando fu scoperto il relitto del Titanic sul fondo del mare. Il relitto giace diviso in due tronconi. È molto probabile quindi che, nella realtà, la nave si sia spezzata, durante l’affondamento, come è rappresentato nel film.

Davvero alcuni passeggeri furono salvati mentre erano in acqua come Rose nel film?

Sì. Solo due delle sedici scialuppe di salvataggio raccolsero superstiti in mare. In totale furono raccolte in mare 6 persone, ma non tutte si salvarono. Il primo fu il timoniere Perkis, raccolto dalla scialuppa di salvataggio N.4. Questa scialuppa recuperò 5 persone dall’acqua, ma solo 3 sopravvissero. L’altra scialuppa di salvataggio che raccolse naufraghi fu la scialuppa N.14, guidata dal quinto ufficiale Harold Lowe che, avendo ancora posti liberi sulla barca, tornò sul punto dove il Titanic era affondato (a circa 140 metri di distanza) e raccolse quattro naufraghi dall’acqua. Uno dei quattro uomini raccolti, William F. Hoyt di New York, morì nella scialuppa di salvataggio. Una commissione di inchiesta britannica domandò a Lowe perché non ritornò più rapidamente sul luogo del disastro per salvare più persone. Nella sua testimonianza, Harold Lowe rispose dicendo, “perché sarebbe stato un suicidio tornare sul luogo del disastro quando ancora c’erano tante persone in mare.” Lowe poi proseguì, “… sarebbe stata un’impresa impossibile perché un uomo che sta annegando si aggrappa a qualsiasi cosa che trova.” Lowe temeva che il gran numero di persone in acqua avrebbe sommerso o rovesciato la scialuppa di salvataggio. Nel film, è la barca dell’ufficiale Lowe che salva Rose (Kate Winslet).

Come Margaret Brown ottenne il soprannome di “inaffondabile Molly Brown”?

Quando il Carpathia attraccò al molo N.54 di New York, c’erano oltre 30.000 persone, tra cui tanti giornalisti che chiedevano a gran voce di poter intervistare i sopravvissuti del Titanic. Quando i giornalisti chiesero a Margaret Brown di come si fosse salvata, Margaret rispose: “con la tipica fortuna dei Brown. Noi siamo inaffondabili!” Dopo questa sua affermazione, i giornalisti cominciarono a rivolgersi a lei chiamandola la “inaffondabile signora Brown”. Il soprannome di “Molly” fu un’invenzione di Hollywood, del 1930, quando il personaggio faceva parte di un racconto immaginario che, nel 1960, divenne un musical di Broadway: The Unsinkable Molly Brown (L’inaffondabile Molly Brown). Nel film Titanic, si vede il rapporto di amicizia che lega Margaret Brown e John Jacob Astor. Infatti, prima di salire a bordo della nave, Margaret aveva viaggiato insieme a J.J. Astor e sua moglie Madeline al Cairo, in Egitto. Margaret prenotò un posto di prima classe sul Titanic dopo aver appreso che suo nipote Lawrence era malato.

Per quanto tempo i naufraghi potevano rimanere vivi in acqua?

Nella notte dell’affondamento del Titanic, la temperatura dell’acqua, probabilmente, era intorno ai 2° sotto zero . Il corpo umano perde calore nell’acqua circa 30 volte più velocemente di quanto non faccia nell’aria. Quando la temperatura corporea scende a circa 32°, si verifica una diminuzione della coscienza. Se la temperatura del corpo scende sotto i 30°, l’insufficienza cardiaca diventa un evento molto probabile, che rappresenta la più comune causa di morte per ipotermia. I naufraghi, nell’acqua gelida di –2° dell’oceano, avevano da alcuni minuti ad un’ora di sopravvivenza, a seconda della loro condizione fisica. Alcune persone in acqua avrebbero potuto credere che l’azione del nuoto poteva aiutare il loro corpo a generare calore. Ma, in realtà, nuotare fa perdere calore dal 35 al 50% più velocemente che stando fermi. Ci furono anche diverse persone che morirono di ipotermia nelle scialuppe di salvataggio, perché erano aperte e non davano alcuna protezione contro il freddo.

Quante persone furono salvate dal Carpathia?

La nave passeggeri Carpathia, sotto il comando del capitano Arthur Rostron, era solo a cinquantotto miglia nautiche (circa 110 Km) di distanza quando il Titanic inviò la sua richiesta di soccorso (alle ore 12:25). Al Carpathia ci vollero quattro ore per raggiungere la posizione del Titanic. In tutto, furono salvati 711 passeggeri, ma oltre 1500 perirono nel disastro. Fra i passeggeri salvati ci furono 58 uomini, i quali furono messi sotto accusa e criticati dopo che uscì la notizia che circa 150 tra donne e bambini erano morti (per lo più di seconda e terza classe). Il superstite Adolphe Saalfeld disse del Carpathia: “il capitano e gli ufficiali del Carpathia hanno fatto tutto ciò che era possibile per metterci a nostro agio e per curare quelli che, tra noi, erano malati o feriti. Nel viaggio di ritorno verso New York incontrammo iceberg giganteschi e fece molto freddo.”

Davvero Bruce Ismay si intrufolò in una scialuppa di salvataggio come mostra il film Titanic?

No. Non ci sono testimonianze a conferma delle scene del film, dove Bruce Ismay, spacciandosi per una donna, si intrufola in una scialuppa di salvataggio. Tuttavia, il passeggero di prima classe, Jack Thayer, disse di aver visto Bruce Ismay saltare velocemente dentro l’ultima scialuppa della murata dritta disponibile. Probabilmente, Ismay, quando ha visto che i posti sulle scialuppe si stavano rapidamente esaurendo, anche se probabilmente c’erano ancora donne e bambini sul ponte che chiedevano di salire, è saltato dentro. “Se lo ha fatto, non lo biasimo,” dice sempre Thayer, “in quei momenti ogni uomo pensa solo a salvarsi la vita”. Dei 58 uomini che sopravvissero, Bruce Ismay, amministratore delegato della White Star Line, ricevette la maggior parte delle critiche e, nel 1913, si dimise dall’incarico di amministratore e si ritirò a vita privata. Alcune società londinesi di trasporti marittimi etichettarono Bruce Ismay come uno dei più grandi codardi nella storia e, sia la stampa americana che quella inglese, lo attaccarono violentemente. Alcuni giornali pubblicarono anche vignette, dove si vedeva Ismay che, frettolosamente, abbandonava la nave.

Titanic- realtà VS finzione - Rose - TOP5
Rose e il Cuore dell’Oceano

Il “Cuore dell’Oceano” (Coeur de la Mer) fu un vero diamante?

No. Il diamante “Cuore dell’Oceano” è una finzione cinematografica che James Cameron ha aggiunto alla trama del film per dare a Brock Lovett (Bill Paxton) un pretesto per ascoltare la storia di Rose. Il “Cuore dell’Oceano” trae spunto dal famoso diamante “Hope” che re Luigi XVI di Francia donò a Maria Antoinetta, che lo aggiunse alla sua, già invidiabile, collezione di gioielli. Il diamante “Hope” è attualmente in mostra presso il Museo di storia naturale Smithsonian a Washington, D.C. Questo diamante in nessun modo può essere collegato alla storia del Titanic. A seguito del racconto cinematografico sul diamante il “Cuore dell’Oceano”, l’azienda di gioielleria Asprey & Garrard decise di fare un vero “Cuore dell’Oceano”. Il gioiello è composto da uno zaffiro da 170 carati, circondato da sessantacinque diamanti da 30 carati l’uno ed è stato indossato da Celine Dion durante la sua interpretazione di “My Heart Will Go On” (tema conduttore del film) all’Academy Awards Ceremony, nel 1998. La collana è poi stata venduta ad un’asta di beneficienza per $ 2,2 milioni.

Il set del film Titanic può essere visitato?

Sì. Il set, che si trova presso i Fox Studios di Baja a Rosarito Beach, in Messico, esiste ancora. La replica del Titanic, quasi in scala reale, creata appositamente per il film, invece fu gravemente danneggiata quando il regista la fece sommergere d’acqua per girare la scena dell’affondamento, e fu poi smantellata. Tuttavia, molti degli interni del Titanic sono ancora lì, compresi la cabina di 1° classe di Rose e la cabina di 3° classe di Jack, l’ufficio del Commissario di bordo (dove Jack fu ammanettato), il ponte esterno e la sala da pranzo Palm Court. Per accedere al set occorre richiedere una visita guidata.
Nella replica, come nella nave originale, l’altezza delle scialuppe di salvataggio rispetto all’acqua era di 18 metri. Nella nave replica sono state omesse alcune sezioni ripetitive della nave reale, per cui la replica era più corta di quella originale, che aveva una lunghezza di 265 metri. La nave del film fu completata solo su un lato. Di conseguenza, ci sono diverse scene in cui la nave risulta invertita, come la famosissima scena di “Io sono il re del mondo”, dove il lucernario della cambusa dell’equipaggio rivela il trucco. Pochissimi degli interni della nave furono costruiti all’interno della nave replica. La maggior parte degli interni fu ricostruito nelle vicinanze. Le scenografie, i costumi e la stessa nave sono stati meticolosamente ricreati. In diversi casi, James Cameron assunse i produttori originali per riprodurre alcuni elementi come, ad esempio, i tappeti e le gruettes delle scialuppe di salvataggio.

Basato sul libro “The Accidental Billionaires” di Ben Mezrich

“Gli autori del film avevano due libri da seguire: quello basato sulla realtà e quello basato sulla finzione. Hanno scelto quest’ultimo”. -Mark Zuckerberg (intervista di Computer History Museum, 21 luglio 2010)

Differenze tra film e vita reale

Cosa pensa Mark Zuckerberg riguardo al film ed al libro?

Mark ha rivelato il suo parere sul film The Social Network e sul libro “The Accidental Billionaires” (I billionari occasionali) di Ben Mezrich, su cui si basa il film, dicendo: “la ragione per cui non abbiamo partecipato al film è perché era molto chiaro sin dall’inizio che si trattava solo di finzione. Abbiamo parlato con Mezrich, che fondamentalmente ci ha detto, ‘io sono solo interessato a rendere la storia più avvincente’. Noi non abbiamo voluto partecipare perchè poi qualcuno poteva mostrare qualcosa di veramente immaginario e dire: «per questo abbiamo parlato con Mark Zuckerberg.» Penso sia chiaro a tutti che si tratta solamente di finzione. Tutte le recensioni del libro di Mezrich, fatte da persone che conoscono la storia vera, dicono che si tratta di finzione. Il film è basato sul libro, quindi è finzione, romanzo; non so davvero cosa altro vi sia da dire.” -Mark Zuckerberg (intervista di Computer History Museum)
Contrariamente, Mark ritiene che il libro “The Facebook Effect” di David Kirkpatrick è più in linea con la storia vera di Facebook. “Onestamente, vorrei che quando la gente cerca di fare giornalismo o scrivere cose su Facebook, almeno lo facesse bene. Per questo ho apprezzato il libro di David Kirkpatrick, anche se non l’ho letto tutto. Ho apprezzato lo sforzo che ha fatto, spendendo giornate intere a parlare con decine di persone che gravitavano intorno a noi, cercando di capire cosa stava succedendo. Leggendo il suo libro, probabilmente non sarei stato d’accordo su tutto ma, perlomeno, c’è a monte un buon lavoro di giornalismo.”- Mark Zuckerberg (intervista di Computer History Museum)

Zuckerberg abbandonò la Harvard University?

Sì. La nostra ricerca della storia vera sull’inventore di Facebook ha confermato che nel giugno 2004, dopo aver completato il suo secondo anno di studi, Mark si trasferì a Palo Alto, California e non è mai più tornato a Harvard come studente.

Il film che The Social Network è stato girato ad Harvard?

No. Le riprese si sono fatte in diversi luoghi, tra cui il campus della Johns Hopkins University a Baltimora, il Wheelock College di Boston, la Phillips Academy di Andover, Massachusetts e la Milton Academy a Milton, Massachusetts. Per quanto riguarda il bar della prima scena, si tratta del Thirsty Scholar Pub, situato a Somerville, Massachusetts.

Davvero Mark fece caricare gratuitamente su internet il suo progetto del liceo “Synapse” piuttosto che venderlo per oltre 1 milione di dollari?

Sì. Synapse era un plug-in per il lettore MP3 Winamp che Mark e il suo amico Adam D’Angelo crearono nel loro progetto finale alla Phillips Exeter Academy. Il software faceva scegliere il tipo di musica che più piaceva e poi suggeriva vari brani da ascoltare. Nonostante fossero state offerte cifre dell’ordine di $ 2 milioni da aziende come Microsoft, AOL e Winamp, gli autori decisero di caricare questo software su internet gratis. In seguito, decisero di venderlo, ma le offerte non erano più le stesse perché il loro software oramai era facilmente disponibile. –The Harvard Crimson

Dove vivevano Zuckerberg e i suoi compagni di stanza ad Harvard?

La ricerca della vera storia di Facebook ha confermato che risiedevano in una Suite della casa Kirkland.

Mark creò un sito web chiamato Facemash.com dopo una lite con la sua ragazza?

Sì, e su di esso scrisse: “Ho bisogno di qualcosa da fare per tenermi impegnato e non pensare a lei…” Mark propose l’idea di confrontare i compagni di classe ad animali da fattoria e permettere agli utenti di votare per chi era il più somigliante. Uno dei suoi compagni di stanza, Billy Olson, disse che si dovevano confrontare i compagni di classe tra loro, non con animali, e aggiungere solo occasionalmente degli animali, per divertimento. In definitiva, Facemash fu creato senza animali coinvolti ma, nonostante ciò, Mark fu messo in punizione dal Consiglio di amministrazione ed invitato a consultare un educatore.
Egli dovette scusarsi di fronte ad un gruppo di donne offese dal sito, compresa l’associazione di Harvard delle donne di colore, e dovette costruire un sito web appositamente per loro. Nessun altro dei ragazzi coinvolti nel progetto del sito fu punito. Fu proprio Facemash che ispirò Cameron e Tyler Winklevoss verso un giusto approccio e Zuckerberg sviluppò la loro idea nel sito HarvardConnection, che conteneva già gli elementi base di Facebook. –dal libro The Facebook Effect

The Social Network - realtà VS finzione - Jesse Eisenberg - TOP5
Jesse Eisenberg è Mark Zuckerberg nel film The Social Network

Harvard chiuse Facemash o, semplicemente, lo isolò per sovraccarico del sistema?

Dopo quattro ore che il sito era online, il diparimento Servizi di Harvard notò un’impennata degli accessi al server universitario e mise offline il sito web di Zuckerberg. Nel complesso, ci furono circa 450 studenti che si registrarono, per un totale di 22.000 voti. – dal libro The Facebook Effect

Cosa era Course Match?

Course Match era un’applicazione che Mark Zuckerberg creò per gli studenti di Harvard nell’autunno del 2003. Il programma permetteva agli studenti di stabilire quali corsi scegliere, informandoli su chi si era già iscritto. Si poteva anche vedere l’elenco dei corsi a cui, ogni singolo studente, si era iscritto. – dal libro The Facebook Effect

Mark Zuckerberg ha una fidanzata?

Sì. Dal luglio del 2010. Mark ha detto: “la verità è che io sono con la stessa ragazza da prima che costruissi Facebook”. Secondo il libro The Facebook Effect di David Kirkpatrick, la fidanzata di Mark Zuckerberg, Priscilla Chan, partecipò alla riunione con Sean Parker a New York. – Mark Zuckerberg (intervista di Computer History Museum)

Chi sono stati i fondatori di Facebook e quali ruoli avevano?

La costruzione di Facebook è attribuita a quattro ragazzi: Mark Zuckerberg, che lo configurò con due suoi compagni di stanza, Chris Hughes e Dustin Moskovitz. A questi occorre aggiungere il fratello ed amico Eduardo Saverin Zuckerberg che condivise l’idea iniziale e aiutò Mark nel lancio del sito.
Moskovitz aveva il compito di estendere e far conoscere il sito ad altri Campus universitari. Egli ricercò le scuole e fece modifiche ai codici del programma in modo che gli studenti delle altre università fossero in grado di iscriversi. Hughes era il loro portavoce e gestiva le interviste. Eduardo Saverin fornì l’investimento iniziale necessario per lanciare il sito e gestì la parte commerciale dell’operazione. Facebook – Pressroom

Quando fu lanciato il sito di Facebook?

L’11 gennaio 2004, fu registrato il marchio “Thefacebook.com” per un anno a $35, tramite Register.com. Esso andò online per gli studenti di Harvard il 4 febbraio 2004. Quando fu presa la decisione di rimuovere la “The”, Facebook.com fu acquisito da AboutFace per $200.000 e debuttò il 20 settembre 2005. – dal libro The Facebook Effect

E’ vero che il cugino dell’attore Jesse Eisenberg (che impersona Mark nel film The Social Network) lavora in Facebook?

Sì. Il cugino di primo grado di Eisenberg, Eric Fisher, è un designer di Facebook. Mark riconobbe pubblicamente questo rapporto di lavoro, affermando: “Sai, il ragazzo che si diverte con me, è tuo cugino e lavora in Facebook. Attualmente fa il designer sulle News. Io lo incontro ogni settimana perché dobbiamo passare ad una nuova versione, e ci stiamo lavorando. Lui è un ragazzo forte. Un vero talento.”- Mark Zuckerberg (intervista di Computer History Museum)
Eric Fisher ha aiutato suo cugino a costruire il sito web OneUpMe.com che è basato su un’idea che venne a Jesse Eisenberg, il quale voleva un sito dove i giocatori cercassero di superarsi a vicenda, con argute e creative risposte, su argomenti che venissero definiti ogni giorno. -OneUpMe.com

Quali scuole ricevettero l’accesso a TheFacebook dopo Harvard?

Columbia (25 febbraio), Stanford (26 febbraio) e Yale (29 febbraio). L’accesso fu successivo perché le scuole avevano già i loro social networks: fu un test. Secondo Zuckerberg: “Se TheFacebook avesse avuto successo, spodestando gli altri networks presenti, allora voleva dire che il sito era veramente forte e si poteva proporre ad altre scuole.” – dal libro The Facebook Effect

Quanto tempo ci è voluto per creare il social network Facebook?

Poco dopo l’uscita di Facemash, i gemelli Winklevoss e Divya Narendra avvicinarono Mark per avere un aiuto riguardo al loro sito di dati su Harvard. Loro credevano che Mark stesse lavorando a Facebook (in quell’intervallo di tempo di tre mesi che intercorse tra il rilascio di Facemash e Facebook), ma Mark Zuckerberg precisò che: “Facebook, letteralmente, mi ha portato via una settimana di tempo.” – The Harvard Crimson

C’era la foto di Mark Zuckerberg nel primo disegno originale di Facebook?

No. Secondo la storia vera di Facebook, c’era una foto di Al Pacino nell’angolo superiore sinistro della pagina. Tuttavia, nel fondo della pagina c’era scritto, ‘Una produzione di Mark Zuckerberg’. – dal libro The Facebook Effect

Quanti soldi ha investito Eduardo Saverin in Facebook?

L’investimento iniziale di Saverin, per aiutare ad avviare l’azienda, fu $1.000. Anche Mark Zuckerberg contribuì con $1.000. Ben presto però, entrambi decisero un ulteriore investimento di $10.000 cadauno per coprire i costi dei server che stavano crescendo rapidamente. Pochi mesi più tardi, Eduardo aprì un conto bancario per coprire le spese aziendali e per depositare i ricavi pubblicitari, e vi aggiunse ulteriori $10.000 di tasca propria. – dal libro The Facebook Effect

Come vennero ripartiti originariamente gli utili di Facebook?

Il primo accordo, di fatto, era una divisione degli utili del 70% e 30% tra Mark Zuckerberg e Eduardo Saverin. Circa un mese dopo Thefacebook fu rilasciato a Harvard e il compagno di stanza di Mark Zuckerberg, Dustin Moskovitz chiese di lavorare sul progetto. Gli fu dato il 5%, riducendo la quota di Mark al 65%. Quando entrò pure Sean Parker, l’azienda fu riprogettata, con un nuovo statuto societario ed una nuova divisione delle quote. Di conseguenza, Zuckerberg passò al 51%, Saverin al 34,4%, Moskovitz al 6,81% e Parker al 6.47%, il rimanente fu assegnato al loro studio legale. – dal libro The Facebook Effect

Davvero Eduardo Saverin fece congelare il conto bancario di Facebook?

Sì. Nella ricerca della storia vera del film The Social Network, si è scoperto che Saverin fece congelare il conto in banca che aveva creato per pagare le spese professionali. Così Zuckerberg fu costretto a pagare di tasca propria le spese di casa a Palo Alto, i costi di gestione del sito ed i nuovi server. – dal libro The Facebook Effect

Un articolo incolpava Eduardo Saverin di eseguire torture su animali?

No. Studiando la vera storia di Facebook, si è scoperto che nel dicembre del 2003, la rivista The Harvard Crimson pubblicò un articolo dove venivano rivolte accuse di crudeltà verso gli animali riguardanti il Phoenix S. K. Club, un’organizzazione di cui faceva parte anche Saverin. Ma, nell’articolo non c’era alcuna menzione di lui, anche se si parlava, “di torture e di uccisioni di polli vivi”. Nessuno ammise o fu accusato di crudeltà verso gli animali. Tuttavia, è risaputo che i polli fanno parte del processo di iniziazione del Phoenix S. K. Club e alcune persone hanno visto portare in giro polli, rinchiusi in gabbie. –The Harvard Crimson

Davvero Mark andò ad un incontro di lavoro indossando un pigiama?

Sì, ma lui preferisce non ricordare quell’episodio. Michael Moritz, di Sequoia Capital era andato alla direzione di Plaxo (una delle ex aziende di Sean Parker) quando Sean lavorava lì e lo stesso Parker convinse Zuckerberg a partecipare ad un incontro. Ma Mark, oltre che presentarsi in ritardo ed in pigiama, invece di incoraggiare Moritz e perorare la causa della società, dissertò sul perché Sequoia non doveva investire nella Plaxo. Inutile dire che Sequoia non fece alcun investimento in Plaxo.
Sean considera questo brutto episodio il motivo principale per cui fu estromesso dalla compagnia.

Ora Zuckerberg afferma, “Suppongo che li abbiamo veramente offesi ed io sono pentito del mio comportamento perché loro sono gente seria, lavorano con professionalità, ma io gli ho solo fatto sprecare il loro tempo. Non è una storia per cui vado molto fiero.”- dal libro The Facebook Effect

Veramente, Mark e i suoi amici, fecero costruire una zip-line dal camino della loro casa di Palo Alto alla piscina?

Sì. La storia vera del film ha confermato che una zip-line (trattasi di una puleggia sospesa su un cavo inclinato di acciaio. Questo cavo consente di trasportare una persona sfruttando la sola forza di gravità), fu costruita dal camino della loro casa affittata a Palo Alto ad un palo del telefono di fronte alla piscina. Inutile dire che il camino della casa fu seriamente danneggiato. – dal libro The Facebook Effect

La quota azionaria di Eduardo Saverin era scesa allo 03%?

No. Tuttavia, la sua quota scese in maniera significativa. Dopo che la società fu ristrutturata e in Facebook entrarono parecchi investitori, la sua quota del 34,4% scese a meno del 10%. Successivamente, uscì completamente da Facebook, azzerando la propria quota di investimento. – dal libro The Facebook Effect

Zuckerberg davvero ebbe biglietti da visita con scritto: “Io sono il CEO figlio di puttana”?

Sì. Secondo il libro The Facebook Effect di David Kirkpatrick, Mark aveva due tipi di biglietti da visita. In uno si leggeva ‘CEO’, mentre nell’altro c’era scritto “Io sono il CEO figlio di puttana”.

Mark lavorò con Sean Parker, co-fondatore di Napster?

Sì. Sean Parker fu contattato da Mark Zuckerberg via e-mail. Eduardo Saverin rispose alla mail ed organizzò un incontro a New York, presso un raffinato ristorante cinese. Come si vede nel film The Social Network, i due si piacquero subito perché Parker condivideva in pieno la visione di Mark riguardo i Social Network. Tuttavia, l’incontro non portò a nulla di concreto. Due mesi più tardi, i due, si incontrarono inaspettatamente per le strade di Palo Alto, Mark invitò Sean a casa sua e, poco dopo, gli offrì la presidenza onoraria della società. – dal libro The Facebook Effect

The Social Network - realtà VS finzione - Sean Parker Justin Timberlake - TOP5
Sean Parker e Justin Timberlake

Sean Parker davvero fece conoscere a Mark il suo primo investitore?

Sì. Parker chiamò il suo amico Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn e cercò di convincerlo ad investire in Facebook. Hoffman disse che non poteva farlo a causa della sua posizione in LinkedIn, ma gli fissò un incontro con Peter Thiel, che era il co-fondatore di Paypal (azienda che è stata poi venduta a eBay nell’ottobre 2002 per $ 1,5 miliardi). Tempo una settimana e Thiel fece avere un prestito di $500.000 a Facebook. – dal libro The Facebook Effect

Sean Parker fu accusato di possesso di cocaina durante un raid ad una festa, come mostrato nel film The Social Network?

Non esattamente. Nell’analisi della vera storia di Facebook, abbiamo scoperto che nell’agosto del 2005, Sean Parker fu arrestato per il reato di possesso di cocaina, in North Carolina, ad una festa privata con alcuni nuovi amici di spiaggia. Malgrado l’arresto, non fu mai formalmente incriminato; tuttavia, a seguito della pressione del Consiglio di amministrazione, si dimise da Facebook. – dal libro The Facebook Effect

Davvero i gemelli Winklevoss e Divya Narendra vinsero una causa contro Facebook?

Sì. All’inizio del 2008 fu depositata la causa legale di ConnectU contro Facebook, per un valore di $ 65 milioni, parte in azioni e parte in contanti. I promotori della causa, che vinsero, erano Tyler Winklevoss, Cameron Winklevoss e Divya Narendra. Successivamente, sostennero che la valutazione economica riconosciuta nella sentenza era sbagliata e presentarono una correzione dei conti. Ma, il tribunale rispose che la cifra che avevano ricevuto era da considerarsi adeguata ed il caso non fu riaperto. -Wall Street Journal

Tyler e Cameron Winklevoss parteciparono alle Olimpiadi?

Sì. Cameron e Tyler Winklevoss parteciparono alle gare di canottaggio (specialità due senza) alle Olimpiadi di Pechino del 2008 e si classificarono al sesto posto.

Gli ex dipendenti di Facebook cosa dicono del film The Social Network?

Dustin Moskovitz ha scritto, “è interessante vedere il mio passato riscritto in modo che mette in risalto le cose che non sono importanti (come i gemelli Winklevoss, che non ho mai incontrato e che, negli ultimi 6 anni, non hanno mai partecipato al nostro lavoro per la creazione del sito) e non parla delle cose che davvero contano (come le tante persone che ci hanno veramente sostenuto in innumerevoli modi). Oltre a questo, è proprio bello vedere come la storia è stata romanzata. Un sacco di cose interessanti, secondo il film, sembrano essere accadute nel 2004, ma noi, purtroppo, non ce ne siamo accorti. Evidentemente eravamo troppo impegnati nel lavoro per gustarci tutti quegli eventi. Anche la versione del trailer sembra molto interessante; così, di quel periodo, ho intenzione di ricordare solo quanto alcool abbiamo bevuto, quanto eravamo deficienti e quanto sesso abbiamo fatto con le studentesse universitarie.”- Venturebeat.com
Secondo l’autore del libro The accidental billionaires, Eduardo Saverin “… era nel bel mezzo di una battaglia legale con Mark, quando è venuto da me. Egli si sentiva molto arrabbiato. Naturalmente, una volta che Mark sentì parlare del libro, si calmò e si accordò col fratello per $ 1 miliardo. Ora, non penso proprio che Eduardo possa ancora parlare pubblicamente di come sono andate le cose.”- Guardian.co.uk

Sean Parker, che è interpretato nel film da Justin Timberlake, si è incontrato brevemente con l’attore. “Disse che voleva conoscermi, ma io gli dissi, ‘ che non avevo intenzione di aiutare a interpretare la parte che Sorkin (sceneggiatore del film) aveva scritto. Il personaggio davvero non mi corrispondeva.’ “-Vanity Fair

Il co-fondatore di Facebook, Chris Hughes, ha risposto in merito alle differenze tra il film e la vera storia di Facebook, dicendo: “è pazzesco! Tutto ad un tratto Mark diventa la persona che ha creato Facebook soltanto per conoscere ragazze o ottenere potere. Ma non è quello che è successo. Tutto è stato molto più noioso e normale.”- IFC

Per quanto riguarda l’autore del libro, Ben Mezrich, egli crede che il suo libro e il film abbiano indagato sul lato più oscuro della storia dell’azienda, “Penso che Mark Zuckerberg voglia conquistare il mondo, e queste sono le storie che non ho mai voluto raccontare.”-Guardian.co.uk

The Social Network - realtà VS finzione - Mark Zuckerberg - TOP5
Mark Zuckerberg è il CEO di Facebook.

Attualmente, che cosa stanno facendo i fondatori di Facebook?

Mark Zuckerberg è ancora il CEO (amministratore delegato) di Facebook.
Dustin Moskovitz ha lasciato Facebook a fine 2008 e co-fondato Asana, una società che crea software gestionali e manageriali che aiutano a mantenere informati i membri di un team sui progressi dei loro compagni, eliminando così la necessità di avere incontri frequenti.
Chris Hughes ha lasciato Facebook all’inizio del 2007 e lavora come direttore dello staff online di Barack Obama. Dal 2010, lavora anche per lanciare Jumo.com, un sito web progettato per connettere le persone alle organizzazioni no-profit e ottenere aiuto. Egli è stato, in gran parte, lasciato fuori dal film The Social Network.
Eduardo Saverin fece causa contro Facebook nel 2009, per un importo non conosciuto, e ancora rimane un co-fondatore del sito.

Attualmente, cosa stanno facendo Sean Parker, Divya Narendra e i gemelli Winklevoss?

Sean Parker si è dimesso da Facebook alla fine del 2005, dopo il suo arresto. Nel 2007 ha co-fondato Causes, un sito dove chiunque può creare un gruppo di patrocinio, postare informazioni correlate o raccogliere fondi. Più recentemente, è stato collegato a Chatroulette.com, che connette in modo casuale gli utenti da tutto il mondo via webcam.
Divya Narendra ha co-fondato SumZero.com, una comunità online dove i professionisti possono condividere le loro conoscenze. Attualmente è CEO della società. Inoltre, egli sta completando il programma di studi JD-MBA (Juris doctor-Master of business Administration della Northwestern University.
Cameron e Tyler Winklevoss frequentarono all’Università di Oxford il MBA (Master of Business Administration). Tyler finiti nel 2009 e Cameron nel 2010. Cameron ora fa l’editore per GuestofaGuest.com.

Chi canta la canzone del trailer di The Social Network?

La canzone del trailer di Social Network è una cover del brano “Creep”, originariamente incisa della band Radiohead. La cover è cantata da Scala & Kolacny Brothers, che è un coro belga di voci femminili diretto da Stijn Kolacny e, arrangiato e accompagnato al piano, da Steven Kolacny. Questo coro ha raggiunto una dimensione internazionale sia per la propria musica ma, soprattutto, per le splendide cover di Radiohead, U2, Rammstein, Red Hot Chili Peppers e Nirvana, per citarne alcune.

basato sulla vita di Steve Jobs dal 1971 al 2000

“La vita può essere molto più interessante una volta che si scopre un fatto piuttosto semplice, e cioè che intorno a noi, ciò che si chiama società è costituita da persone normali, che non sono affatto più intelligenti di noi. Queste persone si possono cambiare, si possono influenzare. Io posso costruire delle cose che le altre persone possano utilizzare. Una volta che hai capito questo, non sarai mai più lo stesso”. -Steve Jobs (intervista rilasciata all’associazione Santa Clara Valley, 1995)

Differenze tra film e vita reale

Steve Jobs è stato adottato?

Sì. I suoi genitori naturali erano Joanne Schieble e Adbulfattah “John” Jandali, un immigrato siriano. I due non erano sposati e lei rimase incinta. A questo punto, il padre di lei, malato ed estremamente religioso, minacciò di disconoscerla. Così, Steve, non ancora nato, fu dato in adozione. La coppia voleva che i genitori adottivi fossero laureati. L’adozione fu organizzata ma, nel frattempo, la coppia prescelta, decise di adottare una ragazza. Steve finì per essere dato a Paul e Clara Jobs, che non soddisfacevano i criteri richiesti da Joanne e John, così l’adozione avvenne con ritardo.
La coppia naturale sperava che il padre malato potesse morire presto perché, in tal caso, avrebbero potuto sposarsi e riavere il proprio figlio, ma ciò non avvenne. A Paul e Clara Jobs i genitori naturali fecero una richiesta: dovevano aprire un conto, che sarebbe servito per l’istruzione universitaria di Steve; e così fu. I suoi genitori naturali si sposarono un anno dopo ed ebbero una figlia di nome Mona ma, dopo pochi anni divorziarono. Oltre alla sorella biologica Mona, Steve ebbe anche una sorella adottiva: Patty. Steve amava i propri genitori, tuttavia, sviluppò proprie vedute in tema di adozione. Chrisann Brennan, la madre di sua figlia Lisa, rivelò che, “Steve era favorevole all’aborto, ma non si impegnò mai per promuoverlo. Egli, inoltre, mi scoraggiò fortemente dal dare un bambino in adozione.” Molti, vicino a lui, dissero che questo suo pensiero nasceva dalla sensazione di abbandono che Steve provò nella sua infanzia. Steve, però, negò sempre che si trattasse di questo.

E’ vero che Steve Jobs fece uso di droghe?

Sì. La storia vera di Jobs rivela che iniziò a drogarsi usando marijuana quando aveva quindici anni e passò poi all’LSD al suo anno da senior alla Homestead High School. Steve non tentò mai di nascondere queste cose, affermando, “prendere LSD fu un’esperienza profonda, una delle cose più importanti della mia vita. L’LSD dimostra che c’è un’altra parte di noi, un lato oscuro che non pensiamo di avere, ma che esiste. L’LSD rafforzò la mia idea di ciò che era importante — creare cose invece che fare soldi; cose utili che possano aiutare l’uomo nella propria esistenza.” Come nel film, anche la fidanzata Chrisann scoprì che stava usando l’acido quando all’improvviso esclamò: “lo vedi? In quel campo di grano sta giocando Bach!”.

Perché Steve smise di frequentare il Reed College?

Ci sono alcuni motivi alla base della sua decisione. In primo luogo, egli era in disaccordo con le linee guida rigorose del College: Steve avrebbe voluto frequentare solo le classi che reputava interessanti. In secondo luogo, egli non aveva ancora idea di quale direzione prendere nella vita ed, in quel College, sentiva che stava sprecando i sudati soldi dei propri genitori. In definitiva, decise di mollare perché, più che studiare, gli interessava lavorare.

Jack Dudman (nel film James Woods’) davvero si trovò bene con Steve nel lavoro di controllo e verifica delle lezioni?

Sì. Nella ricerca della storia vera, abbiamo appreso che Jack Dudman, il decano degli studenti presso il Reed College di Portland in Oregon, incaricò Steve Jobs, dopo che questi aveva deciso di smettere di frequentare le lezioni, del lavoro di controllo e verifica dei corsi. Steve, con questo incarico, potè continuare ad alloggiare nel College. Jack fu colpito da Steve e disse che, “aveva una mente molto curiosa che mi attirava enormemente. Egli rifiutava di accettare pedissequamente tutto ciò che veniva insegnato e voleva verificare tutto di persona.” Con questo lavoro di controllo Steve trascorse altri 18 mesi nel College.

Steve Jobs si nutrì solo di frutta?

Sì, per un certo periodo di tempo lo fece. Egli, nei vari momenti della sua vita, ha sempre seguito diete molto rigorose. Egli ha attraversato varie fasi alimentari: quella della sola frutta, quella vegana, quella vegetariana. Tuttavia, spesso, usava anche digiunare. Egli credeva che le sue diete impedissero al suo corpo di odorare; per questo si lavava raramente. Questa sua convinzione era errata (infatti Steve, non lavandosi, emanava un forte odore) e fu un problema per le aziende (e i dipendenti) dove lavorò, tra cui Atari e Apple.

Egli fu costretto a lavorare di notte per Atari a causa di lamentele sulla sua igiene da parte dei dipendenti?

Sì. Egli era in prova in Atari e si rifiutò di lavarsi fino a quando la ditta non lo assumeva definitivamente. Questo suo atteggiamento gli procurò un certo numero di denunce da parte dei suoi colleghi di lavoro. Nel tentativo di placare gli animi, il suo capo, Nolan Bushnell, gli pernise di lavorare di notte.

Steve Wozniak e Steve Jobs realizzarono il videogioco Breakout per Atari?

Sì. Nel 1975 Nolan Bushnell, fondatore di Atari, Inc., ideò il gioco Pong per giocatore singolo e chiese a Steve Jobs di progettarlo. Quel gioco diventò poi noto come Breakout. A differenza di ciò che viene mostrato nel film, Bushnell contò sul fatto che Steve Jobs, per aiutarlo nella progettazione, avrebbe reclutato Steve Wozniak, ben sapendo che Wozniak era l’ingegnere migliore per quell’incarico. “Guardai alla cosa come un prendi due e paghi uno.” ricordò Bushnell. -Steve Jobs di Walter Isaacson

Steve mentì a Wozniak sui soldi che Atari pagò per quel gioco?

Al riguardo ci sono opinioni contrastanti. Secondo il libro di Walter Isaacson, Steve Jobs aveva un contratto base più un bonus calcolato sul numero di fiches salvate. Il punto è che Stephen Wozniak fu pagato solo la metà del contratto base e non fu neanche informato del bonus che gli sarebbe spettato per contratto, visto che aveva salvato 5 fiches. Jobs disse, “diedi a Woz la metà dei soldi, come da contratto, ma che io non ho mai incassato. Ecco come andò la cosa”. Wozniak rispose, “Mi ricordo molto bene l’assegno che mi diede Steve: $350.” L’ex boss di Atari, Nolan Bushnell, confermò: “mi ricordo che, parlando con Woz, gli dissi del bonus per fiches salvate e Woz ne fu sconvolto.

Steve Wozniak davvero fu il primo a collegare il computer al display?

Il vero Steve Wozniak scrisse: “domenica 29 giugno 1975 fu un giorno fondamentale. Fu la prima volta nella storia che qualcuno digitò un carattere sulla propria tastiera e lo vide compare direttamente sullo schermo del proprio computer.” – dal libro iWoz

Wozniak creò davvero una linea-scherzo?

Sì. Secondo il suo libro iWoz, Wozniak creò una linea telefonica dove si poteva chiamare ed ascoltare una barzelletta al giorno pre-registrata. Occasionalmente, era lo stesso Woz a rispondere al telefono e raccontare di come aveva conosciuto la sua prima moglie, Alice Robertson. Questa linea durò pochi anni, ma causò parecchi problemi ad un gran numero di persone che, avendo numeri simili a quello di Woz, venivano accidentalmente chiamati per ascoltare le barzellette. Woz cambiò più volte il numero di telefono, ma il problema non fu mai risolto. Tuttavia, dopo pochi anni, chiuse la linea perché aveva costi troppo elevati.

Enterprise computer fu davvero uno dei possibili nomi per la loro società?

Né Woz, né Jobs hanno mai affermato che qualsiasi nome a tema Star Trek, tra cui Enterprise o Phaser Beam, citati nel film, fossero stati discussi come opzioni per il nome da dare all’azienda. Tuttavia, considerando i fatti veramente accaduti, si sa che sono stati valutati nomi come Matrix e Personal Computer Inc. Alla fine, si è deciso di chiamare provvisoriamente l’azienda, Apple, concordando che se a qualcuno, prima di presentare la documentazione agli uffici del Registro, veniva in mente qualcosa di meglio, lo avrebbero cambiato.

Perché l’azienda venne chiamata Apple?

Il nome Apple venne in mente a Steve Jobs e fu scelto per una serie di motivi. Anche se non è stato descritto nel film, la vera storia racconta che Steve Jobs faceva una dieta a base di frutta e spesso frequentava una fattoria, fuori Portland, di 90 ettari, coltivata completamente a mele, che si chiamava All One Farm. Egli era appena tornato dalla fattoria mentre Woz e Daniel Kottke stavano pensando al nome dell’azienda. Jobs disse allora che il nome Apple poteva andare bene perché faceva percepire, agli utenti, il computer come semplice, divertente e non intimidatorio. Ciò era l’opposto di come le persone, in quel periodo, percepivano la macchina elettronica. Come nel film, si osservò anche che Apple, in rubrica, veniva prima Atari, e questo era un ulteriore aspetto positivo. Wozniak osservò poi che il nome era già stato usato dai Beatles per la loro casa discografica: Apple Records. Ma, forse, era meglio così, visto che entrambi erano grandi appassionati ed estimatori del gruppo musicale di Liverpool.

Jobs - realtà VS finzione - Steve Jobs - TOP5
Il vero Steve Jobs insieme ai primi esemplari di Mac

Davvero Apple Computer iniziò nel garage della famiglia Jobs?

Sì. Il vero Steve Jobs e Steve Wozniak avviarono la ditta Apple nel garage della casa dei genitori di Steve Jobs a Los Altos. Essi inoltre utilizzarono un tavolo da cucina e sgomberarono la camera da letto della sorella. Reclutarono poi chiunque fosse disponibile ad aiutare, tra cui Daniel Kottke, la sua ex-fidanzata Elizabeth Holmes e la sorella Patty, che era incinta. Nel film si fanno vedere altre persone, tra cui il tecnico Rod Holt, ma egli entrò in ditta successivamente, quando cominciarono a lavorare su Apple II. Quando poi il padre di Steve, Paul Jobs, chiuse la sua officina di riparazioni, diede a Steve l’intero garage. A quel punto Steve aggiunse un lungo banco di lavoro, costruì un nuovo muro su cui appese gli schemi del computer ed inserì dei cassetti con delle etichette. Infine, costruì un forno per poter testare alle alte temperature le schede del computer.

Davvero compare nel film la casa d’infanzia di Steve Jobs?

Sì. Scene di esterni sono state girate nella ex casa d’infanzia di Steve Jobs a Los Altos.

Davvero il proprietario del negozio Byte Shop cercava un prodotto più completo?

Sì. Il proprietario del negozio Byte Shop, Paul Terrell, cercava un prodotto più completo di quelli disponibili che non avevano né alimentatore, nè monitor o tastiera. Come nel film, Jobs convinse il proprietario del negozio ad acquistare il prodotto di Apple e a pagare l’ordine.

Quale fu il ruolo iniziale di Rod Holt alla Apple?

Rod progettò un nuovo alimentatore per il computer Apple II, in modo che non si surriscaldasse, eliminando la necessità di una ventola interna. Egli fu il responsabile della creazione del rivoluzionario alimentatore, che era molto più leggero e non richiedeva alcun trasformatore.

Davvero Jobs rifiutò di assegnare una quota di azioni dei fondatori a Daniel Kottke, quando la Apple Computer fu quotata in Borsa?

Sì. Anche se Daniel Kottke era stato uno dei fondatori della ditta, Jobs e il Consiglio di amministrazione decisero di non assegnargli azioni. Jobs spiegò che, poiché Kottke non era un dirigente di Apple, non soddisfaceva ai criteri necessari per ricevere azioni della società. Egli non fu l’unico dipendente a rimanere fuori dall’affare. Tuttavia, ci pensò Steve Wozniak a sistemare le cose con un documento che, con affetto, chiamò il “Piano Woz”. Questo piano consentì al personale di Apple di acquistare 2.000 azioni al prezzo di $5 l’una e quaranta dipendenti ne approfittarono. Oltre a questo, Wozniak volle premiare le persone che Jobs aveva, troppo frettolosamente, dimenticato. Così diede azioni a Dan Kottke, a Chris Espinosa, a Randy Wiggington e a Bill Fernandez per il loro ruolo cardine nelle prime fasi della Apple. L’azienda fu quotata in Borsa il 12 dicembre 1980.

Jobs - realtà VS finzione - Ashton Kutcher - TOP5
Una scena dal film Jobs del 2013

Davvero Steve Jobs firmò per avere diritto di visita a Lisa Brennan?

Sì, ma Steve ancora non era convinto di essere il vero padre di Lisa, nonostante che il test di paternità desse il 94.41% di probabilità. Steve, oltre a dover pagare per il sostegno della figlia, dovette rimborsare pagamenti di assistenza sociale alla contea di San Matteo per la madre Chrisann Brennan. A Steve fu permesso di vedere Lisa, ma non da subito perchè la loro relazione era tumultuosa e problematica ma, poi, lei scelse di vivere con Steve e la sua nuova moglie Laurene Powell durante i suoi quattro anni di permanenza alla Palo Alto High School.

Il computer Apple Lisa prese il nome da sua figlia?

Sì. La nostra indagine sulla storia vera del film, ha svelato che questo è vero. Tuttavia, Steve lo ammise solo dopo molti anni. L’acronimo Local Integrated Systems Architecture (LISA) fu scelto prima che egli avesse pienamente riconosciuto Lisa come sua figlia.

Apple fece un annuncio pubblico, tra il serio e il faceto, su IBM?

Sì. Nell’agosto del 1981, poche settimane dopo che IBM lanciò sul mercato il suo primo personal computer, Apple mise un annuncio a piena pagina sul Wall Street Journal, dal titolo: “Benvenuta, IBM. Seriamente.”

Fu il maggior prezzo di Macintosh rispetto alla concorrenza la ragione dell’insuccesso nelle vendite?

Steve dette la colpa dell’insuccesso del prodotto sul mercato al CEO (amministratore delegato) John Sculley. “Il maggior prezzo di Macintosh è il principale motivo che ne ha rallentato le vendite, col risultato che Microsoft è riuscita ad imporre il suo prodotto sul mercato,” ebbe a dire Steve. Jobs e Sculley avevano discusso il prezzo e, alla fine, Sculley vinse, maggiorando il prezzo di $500 rispetto a quello previsto, per coprire gli aggiornamenti e i costi di marketing. Il prezzo fu di $2.495, troppo alto per il target a cui il prodotto era rivolto: il cliente consumatore medio americano.

Perché Steve Wozniak se ne andò da Apple?

Nel febbraio 1981, Woz ebbe un incidente aereo che gli causò una grave forma di amnesia. A questo punto, egli si prese un periodo di riposo dal lavoro. Una volta che la sua mente ritornò normale, decise di ultimare i propri studi alla Università Berkley in California. Quando poi ritornò in azienda, Woz scoprì che aveva perso interesse per il suo lavoro e desiderava fare altre cose. Come per una parte del team di Apple II, Wozniak si sentì sottovalutato. Voleva un ambiente di lavoro più raccolto, con un gruppo affiatato di persone con cui collaborare.
Quando a Woz venne l’idea di costruire un telecomando universale, decise di lasciare Apple ed avviare una nuova azienda chiamata CL 9 (abbreviazione di Cloud 9 che però esisteva già). A differenza di ciò che si vede nel film, Woz non andò da Steve Jobs per fargli sapere della sua decisione, ma andò ad informare l’ingegnere capo della divisione Apple II. Jobs seppe la notizia attraverso un articolo del Wall Street Journal. Wozniak disse più volte che non lasciò perché, stando in Apple, era impazzito. Ma, semplicemente, lasciò l’azienda perchè aveva dei nuovi interessi su cui lavorare. A Jobs non piacque il comportamento dell’ex collega e fondatore di Apple e fermò un’azienda associata che stava lavorando all’involucro del telecomando di Woz. – dal libro iWoz

Quando Steve Jobs ritornò in Apple?

Il 20 dicembre 1996 fu annunciato che Jobs sarebbe tornato in Apple come consulente part-time. L’incarico partì dal successivo mese di gennaio. Quando però il CEO (amministratore delegato) Gil Amelio si dimise nel luglio del 1997, Steve Jobs fu nominato iCEO (CEO ad interim).

Jobs davvero vendette irregolarmente 1,5 milioni di azioni Apple?

Sì. Il vero Steve Jobs aveva ricevuto delle azioni, come contante, per l’acquisto della sua azienda NeXT. C’erano però due condizioni da rispettare. La prima era che Steve doveva tenere le azioni per almeno 6 mesi, la seconda era che alla vendita avrebbe dovuto informare la direzione di Apple. Jobs vendette il suo pacchetto azionario (1,5 milioni di azioni) senza informare il CEO Gil Amelio. Inoltre, Steve mentì quando Amelio glielo chiese direttamente. Gil scoprì la cosa solo dopo il deposito del contratto di vendita alla SEC (Securities and Exchange Commission), il cui documento rivelava che Jobs era il venditore. Steve disse che la vendita delle azioni era dovuta al fatto che non condivideva le scelte della dirigenza di Apple, ma che era troppo in imbarazzo per parlarne. Successivamente, egli si giustificò dicendo che non sapeva di dover informare della vendita delle azioni la direzione di Apple. Alcuni sostengono che il tutto faceva parte di un suo piano per diventare CEO di Apple, facendo passare Gil per un incapace. Vero o no, sta di fatto che Gil fu rimosso e Steve diventò CEO.

Quale era il compito di Jonathan Ive in Apple?

Jony Ive era a capo del team di progettazione quando Steve ritornò in Apple. La coppia collaborò su iMac e il suo lavoro di semplificazione può essere apprezzato su tutti i nuovi prodotti Apple. Noi tutti dobbiamo ringraziarlo per aver scelto il colore bianco puro per l’iPod e per l’uso delle cuffiette auricolari, che vediamo ovunque.

Steve incontrò mai i suoi genitori biologici?

Dopo che sua madre adottiva morì ed ottenne l’OK del padre adottivo, incontrò la sorella biologica Mona e la madre biologica Joanne Simpson. Con entrambe sviluppò, nel corso degli anni, un buon rapporto affettivo, ma si rifiutò di incontrare il padre biologico perchè aveva abbandonato la famiglia quando Mona aveva cinque anni. E’da considerare che anche Steve aveva abbandonato sua figlia Lisa, ma che stava faticosamente cercando di recuperare il rapporto con lei. Per Steve, suo padre avrebbe dovuto fare lo stesso con Mona, la bambina che aveva abbandonato. Attraverso la sorella, Steve seppe che aveva incontrato, per coincidenza, suo padre in un ristorante che frequentava. D’altra parte, anche il padre biologico scoprì, navigando in internet, che Steve era suo figlio, ma rispettò il suo desiderio di non avere contatti.

Basato sull’autobiografia dal titolo “American Sniper” di Chris Kyle (U.S. Navy SEAL)

La gente spesso mi chiede: ”Quante persone hai ucciso?”
La mia risposta è: “Ciò fa di me un uomo migliore?”

Dubbi da chiarire sul film

Quante persone ha ucciso il tiratore scelto Chris Kyle?

Nel ricercare la vera storia del cecchino americano, abbiamo appreso che, dal conteggio del Pentagono, Chris Kyle aveva confermato almeno 160 uccisioni durante quattro viaggi in Iraq tra il 2003 e il 2009 (TIME.com). Questo è lo stesso numero che si legge nel film American Sniper. Tuttavia, altri conteggi eseguiti dai suoi compagni di reparto in Navy SEAL, ritengono che il numero sia probabilmente più vicino a 255 (Daily Mail Online). Il numero di Kyle è ben superiore al precedente record americano di 109, che è stato dichiarato dal Sgt Adelbert F. Waldron, a suo tempo, in servizio nel Vietnam (canale militare).

Che cosa è esattamente una “uccisione confermata?”

Film e videogiochi hanno contribuito a creare mistero e fascino intorno alla nozione di “uccisione confermata.” Alcune persone vi diranno che solo il cecchino può confermare direttamente un’uccisione. Altri vi diranno che l’uccisione deve essere verificata da vicino. Chris Kyle ha spiegato, durante un’intervista video di TIME Magazine: “mentre miri col tuo fucile da cecchino, se parte un colpo e il nemico va giù, devi avere testimoni per verificare che sia morto”. I testimoni devono essere più di uno.
Il compagno di Kyle, Jim DeFelice, dice che Kyle regolarmente riferiva le sue uccisioni ai suoi comandanti diretti “perché dovevano sapere cosa stava succedendo” e anche Kyle personalmente ne ha tenuto traccia (notizia di NBC). “Ogni volta che tornavamo alla base dovevamo compilare un rapporto di quanto accaduto durante la missione”, ha detto Kyle a TIME Magazine, “il tempo, il luogo, il calibro utilizzato, la distanza, che cosa esattamente è successo e come il nemico era vestito”.
Wayne V. Hall, un portavoce dell’esercito degli Stati Uniti, ha detto che l’esercito “non tiene ufficialmente alcun elenco di uccisioni confermate.” Ken McGraw, un portavoce per l’US Special Operations Command o SOCOM, ha detto che l’esercito tratta tali numeri come “numeri non ufficiali”. E aggiunge: “dobbiamo dubitare della correttezza di questi numeri perché non esiste alcun elenco ufficiale” – NBC News.
In buona sostanza, non si può mai dire con sicurezza che un soldato ha effettuato un’uccisione confermata, almeno ufficialmente. Si tratta, essenzialmente, della loro testimonianza o di ciò che essi hanno segnalato ai loro comandanti.

Era Chris Kyle davvero un cow-boy da rodeo prima di entrare nei Navy SEAL?

Sì. Secondo il libro di memorie, American Sniper, Chris Kyle ha iniziato a cavalcare tori e cavalli in Texas e si è esibito in qualche piccolo rodeo locale, viaggiando di città in città. Ha anche ottenuto la vincita di alcuni premi e riconoscimenti mentre si iscriveva al college Tarleton a Stephenville, Texas. Ma dovette chiudere coi rodei quando cadde da cavallo e rimase disteso a terra incosciente. Egli si trovò su un elicottero in volo verso l’ospedale con alcune costole rotte, una spalla lussata e lividi ai reni e polmoni.

Quanti anni aveva Chris quando si è arruolato?

Nel film, Kyle (Bradley Cooper) dice 30 anni, ma la biografia American sniper rivela che il vero Chris Kyle entrò nella Marina militare, per la formazione di base, nel febbraio 1999, quando aveva 24 anni.

Khris Kyle è stato motivato ad arruolarsi dai bombardamenti alle Ambasciate americane del 1998?

No. Il film mostra Chris Kyle (Bradley Cooper) che si arruola nei Navy SEAL dopo aver visto in televisione gli attacchi alle Ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya. Anche se ufficialmente si è arruolato nei mesi successivi a questi eventi, gli attacchi, non hanno avuto nulla a che fare con la sua decisione.
Prima dell’arruolamento, stava lavorando in un ranch. “Studiare e frequentare lezioni non erano per me cose interessanti”, Kyle ha scritto nella sua autobiografia. “Quando la mia carriera di cow-boy da rodeo si è conclusa, ho deciso di smettere coi ranch per tornare alla mia idea iniziale: entrare nell’esercito e diventare un soldato.” Kyle però nel 1996 fu scartato dai Navy SEAL per i perni metallici che aveva nel braccio a seguito dell’incidente al rodeo. Poi, nell’inverno del 1997-1998, un reclutatore della Marina lo chiamò, dicendo che lo avrebbero arruolato.

Di quale squadra SEAL Chris Kyle faceva parte?

Chris Kyle era un membro del Team 3. L’opinione pubblica ha attualmente più familiarità con SEAL Team 6, che ha ucciso il leader di al Qaeda Osama bin Laden il 2 maggio 2011. “Originariamente, c’era SEAL Team 1 e SEAL Team 2, poi formarono una unità speciale che fu chiamata SEAL Team 6,” ha spiegato Chris Kyle durante un intervista del 2012 con Conan O’Brien. “Da allora, tanti ragazzi si sono arruolati e tutti i TEAM, dall’1 al 6, sono stati completati. Per passare da una delle squadre SEAL alla 6, fondamentalmente occorre fare ulteriori allenamenti, molto duri e, successivamente, superare tutte le prove previste. Infine, superare gli esami finali.

Chris Kyle conobbe veramente sua moglie Taya in un bar?

Sì. La coppia si incontrò nell’aprile del 2001 in un bar di San Diego di nome Maloney. Taya descrive Chris come un uomo sensibile che “era sempre molto attento e premuroso … lui riusciva a capire come mi sentivo, a volte prima di me.” – dal libro American Sniper

Chris Kyle ha sparato davvero ad un ragazzo che stava nascondendo una granata?

No. Nel film, Chris Kyle (Bradley Cooper) spara a un ragazzo e a sua madre che si avvicinano a un convoglio US Marine celando una granata anticarro russa RKG-3. Nel libro American Sniper, una donna esce da una piccola casa con suo figlio, ma è la sola donna ad avvicinarsi al convoglio, nascondendo qualcosa sotto i suoi vestiti. La donna stava portando una granata, che era cinese, non russa. Kyle vede la donna, ma esita a prendere la mira. La granata cade pericolosamente a terra. A quel punto Kyle spara. “Quella fu l’unica volta che ho ucciso qualcuno diverso da un combattente maschio” scrive Kyle nel libro. E dice che fu la sua prima uccisione in Iraq.

Il terrorista di Al-Qaeda del film, soprannominato “The Butcher”, è una persona realmente esistita?

Non direttamente, ma probabilmente fu, almeno in parte, ispirato dal Signore della guerra irachena, sciita e boia dei sunniti, Abu Deraa. Un leader che operava nell’area di Bagdad e che era conosciuto per utilizzare un trapano per torturare e uccidere le sue vittime. Nel film, Chris Kyle e i suoi compagni, ebbero l’ordine di catturare un terrorista, conosciuto come “The Butcher”, interpretato dall’attore Mido Hamada. Il film mostra il carattere brutale di The Butcher e del suo uso del trapano elettrico. – International Business Times.

American Sniper - realtà VS finzione - Chris Kyle - TOP5
Una immagine del vero Chris Kyle

Chris Kyle aveva davvero due bambini?

Sì. Attraverso la nostra indagine sulla vera storia del cecchino americano, è confermato che, come nel film, Chris e sua moglie Taya hanno avuto due figli, un ragazzo e una ragazza, Colton e McKenna. Tra i due c’è una differenza di età di 1,5 anni (Colton è il più grande).

Chris Kyle aveva davvero un fratello minore anch’esso militare?

Sì. Il fratello minore di Chris, Jeff, era un Marine. Egli è di quattro anni più giovane di Chris, si è arruolato nel settembre del 2011 ed ha prestato servizio in Iraq. Nel libro, Chris descrive di essere andato in una casa dove c’erano presumibilmente prigionieri degli Stati Uniti e, avendo notato che il pavimento era stato rifatto di recente, diede ordine di scavare. Vennero alla luce cadaveri di militari statunitensi ed ogni volta che Chris vedeva una uniforme Marine, temeva che si trattasse di suo fratello Jeff. A differenza del film, il libro non fa menzione di quando Jeff maledice la guerra, mentre stava percorrendo una strada in Iraq.

Taya Kyle ha mai pensato di lasciare il marito Chris?

Sì. Mentre Chris stava partecipando a numerosi combattimenti, sua moglie Taya faticava a crescere i loro due figli senza l’aiuto del padre. Allo stesso tempo, viveva con preoccupazione costante le pericolose missioni di Chris e temeva che non sarebbe tornato in patria vivo. Quando Chris veniva a casa in licenza era spesso ansioso, turbato e silenzioso. La guerra aveva sicuramente inciso sul loro rapporto e, ad un certo punto, Taya pensava di separarsi. “Ogni persona ha i suoi problemi e tutti i matrimoni devono superare grandi prove,” ha detto Taya al Los Angeles Times. “La vita di ogni persona segue una propria strada ma, se ci si impegna e si è fortunati, si può camminare insieme”. Durante il suo discorso del 2013 al NRA-ILA Leadership Forum, Taya Kyle ha parlato della difficile decisione del marito di lasciare la Navy SEAL per salvare il loro matrimonio.

Ryan “Biggles” Job sopravvisse solo per un breve periodo dopo che fu accecato da un proiettile?

No. Nel film, Ryan “Biggles” Job (Jake McDorman) è accecato da un cecchino siriano, Mustafa. Egli sopravvive per un breve periodo di tempo poi muore mentre è in ospedale. Kyle lo visita poco prima di partire per una missione ed apprende della morte dell’amico mentre sta rientrando alla base.

Nella vita reale, Ryan fu accecato in combattimento nel 2006, quando il proiettile di un cecchino nemico colpì il suo fucile, frantumandolo e i pezzi gli si conficcarono in volto. Tuttavia, Ryan sopravvisse molto più a lungo che nel film. Egli fu congedato dall’esercito, si sposò e frequentò il college, ottenne un lavoro, scalò il Monte Rainier e il Monte Cofano. Morì nel 2009 a seguito delle complicazioni intervenute dopo un intervento di chirurgia ricostruttiva facciale, mentre sua moglie era incinta del loro primo figlio. – SeattleTimes.com

Il cecchino nemico Mustafa è una persona reale?

Sì, ma nel libro è una figura secondaria, almeno in relazione a Chris Kyle.
Nel film, Chris Kyle (Bradley Cooper) si impegna in un lungo inseguimento ad un nemico cecchino siriano denominato Mustafa (Sammy Sheik) che i soldati americani chiamano “Kaiser F”. Nell’autobiografia di Kyle, il cecchino nemico iracheno Mustafa è citato solo di sfuggita in un unico paragrafo. Egli è descritto come “un tiratore che partecipò alle Olimpiadi e usava la sua abilità per colpire gli americani, la polizia e soldati iracheni.”

Chris ha davvero ucciso il cecchino nemico Mustafa?

No. In realtà, Chris Kyle non ha mai effettivamente incontrato il cecchino nemico iracheno Mustafa che, invece, fu ucciso da altri cecchini statunitensi. Chris fa un tiro di 1900 metri, racconta nel libro, ma era per colpire un combattente nemico su un tetto che stava per sparare ad un convoglio dell’esercito. “E’ stata la mia uccisione confermata più a lunga distanza che feci in Iraq,” scrive Chris, “anche più lunga di quella di Fallujah.”

Gli insorti hanno messo davvero una taglia sulla testa di Chris Kyle?

Sì, gli insorti hanno messo una taglia di $20.000 sulla testa di tutti i cecchini, non solo su quella di Chris Kyle. Il premio aumentò e Kyle ha dichiarato che salì fino a circa $80.000. Il film aumenta la taglia sulla testa di Kyle ad un irreale $180.000. Durante un’intervista con Conan O’Brien, il vero Chris Kyle racconta la stessa barzelletta sul bounty-killer che il personaggio di Bradley Cooper fa nel film, “Beh, non dirlo a mia moglie. Potrebbe essere interessata ad incassare la taglia.”

Chris Kyle ha davvero utilizzato un telefono satellitare per informare la moglie sull’andamento della battaglia contro gli insorti?

No. Nel film, il personaggio di Bradley Cooper utilizza un telefono satellitare per chiamare sua moglie Taya (Sienna Miller) e dirle che ha terminato la battaglia (con esito positivo) contro gli insorti e sta tornando alla base. Leggendo American Sniper, nella vita reale, Chris Kyle, non fece mai una tale telefonata. Chris invece utilizzò il telefono satellitare per chiamare casa mentre era di guardia. In almeno due occasioni (una volta con la moglie e una volta con suo padre), scoppiarono combattimenti mentre era al telefono. In una occasione, mentre parlava con sua moglie Taya, gli insorti attaccarono la sua squadra, che era in un edificio. Chris mise giù il telefono senza terminare la chiamata. Sua moglie sentì la sparatoria, condita di parolacce ed imprecazioni. La batteria del telefono si esaurì e Chris non richiamò casa per due o tre giorni, non rendendosi conto che non aveva concluso la telefonata e chiuso la comunicazione. Ovviamente, la moglie stette malissimo, temendo il peggio, fino a che Chris non si rifece vivo al telefono rassicurando sulle sue condizioni di salute.

Perché Chris Kyle ha lasciato i Navy SEAL?

Chris Kyle ha lasciato i Navy SEAL nel 2009 al fine di salvare il suo matrimonio e trascorrere più tempo con i suoi due figli, visto aveva trascorso poco tempo con loro durante gli anni del servizio militare in missione all’estero. A differenza del film, egli non ha lasciato l’esercito perché la guerra era diventata un peso troppo gravoso da sopportare. Come egli afferma nella sua autobiografia, la percentuale di dimissioni nei Navy SEAL è di oltre 90 per cento. “Mia moglie sapeva che ero un militare di azione, un combattente e sapeva, sin da quando ci siamo conosciuti, quanto io amassi la mia professione.”
Tanya Kyle, parlando della difficile decisione del marito, ha riferito che, dopo le dimissioni dalla Marina, Chris ha iniziato a bere e si è lasciato andare fisicamente. Successivamente, ha ritrovato il suo equilibrio psico-fisico giocando e trascorrendo molto tempo coi figli, cercando di recuperare, nei rapporti affettivi, il tempo perduto. Oltre che ritornare ad essere un buon padre e marito, Chris aveva anche trovato un suo scopo di vita, una sua missione al di fuori dei Navy SEAL: aiutare i veterani ad affrontare la vita civile e a ritrovare quell’equilibrio fisico e mentale molto difficile da recuperare dopo le missioni militari in zone di guerra. – D Magazine
“Mi è piaciuto quello che ho fatto”. Ha scritto Chris nella sua autobiografia. “Se le circostanze fossero state diverse, se la mia famiglia non avesse avuto bisogno di me, non mi sarei dimesso dalla Marina. Non sto mentendo o esagerando quando dico che per me è stato un momento significativo ed estremamente importante della mia vita, anche divertente.”

Come è morto Chris Kyle?

La morte di Chris non è mostrata nel film. Chris Kyle, 38 anni e l’amico Chad Littlefield, 36 anni, sono stati fatti oggetto di colpi di pistola mortali in Texas. Chris stava aiutando un gruppo di soldati reduci (congedati dal servizio militare) e affetti da PTSD (disturbo da stress post-traumatico). Nel febbraio 2013, un gruppo di reduci, tra cui il veterano di guerra di Iraq Eddie Ray Routh, 25 anni, si trovavano ad un poligono di tiro in Glen Rose, Texas per una gita ricreativa e di piacere. Routh aveva notevoli difficoltà di adattamento alla vita civile e gravi disturbi psicologici. In un momento di confusione mentale, sparò sia a Kyle che a Littlefield, fuggendo poi col pick-up Ford F-350 di Kyle. – Los Angeles Times

Che cosa pensa del film la vedova di Chris Kyle?

“E’ stato come scoprire Chris in molti modi,” dice Taya Kyle del film. “Mi ha fatto molto emozionare. Bradley ha catturato lo spirito, l’intelligenza e il cuore di Chris. … La vita di Chris fu degna, e penso che il film gli renda onore. … se ammirate più Sienna nello schermo o me nella realtà, non importa. Se la gente sente disagio per il film, è comprensibile. Ma se c’è un’altra donna, sposata ad un militare, tiratore scelto che, vedendo il film, si sentirà un po’ meno sola, io sarò felice” – Los Angeles Times
Prima delle riprese, Taya consegnò all’attore Bradley Cooper tantissime foto ed e-mail che lei aveva ricevuto dal marito durante le sue quattro missioni di combattimento all’estero. – Los Angeles Times

American Sniper - realtà VS finzione - Taya Kyle - TOP5
Taya Kyle

Chris Kyle è stato mai ferito in combattimento?

Sì. Egli sopravvisse a tre ferite d’arma da fuoco, a due elicotteri danneggiati, a sei attacchi da ordigno esplosivo rudimentale e subì numerosi interventi chirurgici. – D Magazine

Chris Kyle detiene il record di uccisioni in battaglia?

No. Il cecchino finlandese Simo Häyhä ha ucciso 542 soldati sovietici durante l’invasione russa della Finlandia nella seconda guerra mondiale. – Daily Mail Online

Chris Kyle diventò davvero noto come “la leggenda”?

Sì. Egli dice che i ragazzi del team lo soprannominarono “la leggenda” quando era a Fallujah, al tempo della battaglia dei palloni da spiaggia. Gli insorti armati, che non sapevano nuotare, stavano cercando di attraversare un fiume aggrappati a dei grossi palloni da spiaggia. Kyle, invece di sparare direttamente sugli insorti, sparò ai palloni da spiaggia, facendo annegare gli insorti.
In questa occasione Kyle, fece un tiro molto (anche se non il più lungo in assoluto) di circa 1.500 metri. Anche questi tiri così lunghi, dice Kyle, potrebbero avere contribuito al nuovo soprannome. Prima di “the legend”, Kyle era stato soprannominato “Tex” dai suoi compagni di Navy SEAL. Secondo le sue memorie, i ribelli lo avevano soprannominato “al-Shaitan Ramadi” (il diavolo di Ramadi). – libro American Sniper.

basato sul libro ‘Unbroken’ di Laura Hillenbrand

“Cosa fai in una zattera tutto il giorno? Non importa se sei ateo o credente. Quando ti ritieni vicino alla fine e nessuno ti può aiutare, non rimane che pregare. Mattina, pomeriggio e sera”. – Louis Zamperini, intervista CBN

Dubbi da chiarire sul film

Louis ha davvero iniziato a fare atletica per evitare di mettersi nei guai?

Sì. La vera storia di Louis Zamperini rivela che, come nel film, egli aveva un talento innato per mettersi nei guai, quando ancora era ragazzo. Alcune delle sue prime ragazzate riguardarono l’assalto al vagone provviste di un treno, quando la sua famiglia era in viaggio verso la California. Aveva anche un debole per i borseggi e le risse coi coetanei. Ha cominciato a fumare all’età cinque anni, raccogliendo mozziconi di sigaretta mentre si recava all’asilo. Invece, a bere, ha iniziato quando aveva otto anni, sorseggiando bicchieri di vino, nascosto sotto il tavolo della sala da pranzo. – Libro Unbroken

Suo fratello Pete pensò che se Louis fosse entrato nella squadra di atletica del liceo, sarebbe stato probabilmente un buon motivo per tenersi lontano dai guai. “Pete mi disse che, per stare bene ed in salute, dovevo smettere di bere e fumare,” disse Louis in un’intervista al Times Magazine “e che dovevo correre, correre, correre.” Pete era già una star della squadra. “Quell’estate decisi di cambiare vita ed, in poco tempo, divenni un salutista convinto. Da quel momento non ho più bevuto nulla, neanche un frappè al latte.”

Unbroken - realtà VS finzione - Louis Zamperini - TOP5
Il vero Louis Zamperini durante una gara

Louis Zamperini incontrò Adolf Hitler?

Sì. Nonostante fosse finito ottavo nella gara dei 5000 metri maschili alle Olimpiadi estive del 1936 a Berlino, fece l’ultimo giro in un tempo sorprendente: 56 secondi. Ciò catturò l’attenzione di Adolf Hitler che lo fece chiamare, invitandolo a salire sul suo palco in tribuna. Nel ricercare la storia vera, abbiamo appreso che Louis raggiunse il palco delle autorità e strinse la mano ad Hitler, che gli disse, “Ah, complimenti, sei un atleta con un velocissimo sprint finale.” Questo incontro di Louis con Hitler non è mostrato nel film. – Libro Unbroken

Davvero Pete disse a Louis “una vita di gloria merita un momento di dolore”?

Sì. Tuttavia, a differenza del film, Pete disse questa frase quando erano a casa loro, anni addietro, non la notte prima di partire per le Olimpiadi del 1936 di Berlino. Louis, ricordò le parole di Pete durante la gara e lo aiutarono a realizzare il giro finale di 56 secondi nella gara dei 5000 metri maschili.

Esattamente quanti uomini morirono quando Louis era sul bombardiere B-24 che precipitò in mare?

Il bombardiere B-24 Liberator, soprannominato “Il calabrone verde”, ebbe una serie di problemi meccanici. “L’aereo fu aggiustato con pezzi usati,” disse Louis in un’intervista a CBN. “Eravamo riluttanti a salirci su, ma la squadra che l’ispezionò disse che era tutto a posto”. Il 27 maggio 1943, mentre era in missione di ricerca per un aereo scomparso, il bombardiere precipitò per un problema meccanico ai due motori di sinistra e si schiantò nell’Oceano Pacifico, a 850 miglia a sud di Oahu, Hawaii. Otto degli undici uomini a bordo rimasero uccisi. Oltre a Zamperini, il pilota Russell Phillips e il mitragliere di coda Francis McNamara sopravvissero allo schianto. – Libro Unbroken

Davvero uno dei sopravvissuti all’incidente mangiò tutto il cioccolato in dotazione per le emergenze?

Sì. La nostra indagine sulla storia vera ha confermato che, in un momento di panico, il mitragliere di coda Francis McNamara mangiò tutte le barrette di cioccolato (circa 6) mentre gli altri uomini dormivano, durante la prima notte. Questo imprevisto mandò all’aria il piano di Louis di assegnare ad ogni sopravvissuto un quadrato di cioccolato al mattino e uno la sera. McNamara per questo suo gesto irresponsabile ed infantile ricevette uno schiaffo in faccia con il dorso della mano da Louis. “Nonostante il tuo comportamento” disse deluso Louis a Mac, “noi ci salveremo presto! – Libro Unbroken

Essi realmente, dopo l’incidente, marchiarono le zattere per renderle più visibili?

Sì. «È strano», ha detto il vero Louis Zamperini. “ma da un’altezza di 300-400 metri, una zattera si confonde con le onde e non è visibile”. – CBN

Quanto tempo ha trascorso Louis Zamperini sulla zattera alla deriva in mare?

Dopo che il suo aereo precipitò nell’Oceano Pacifico il 27 maggio 1943, il vero Louis Zamperini passò 47 giorni in mare sulla zattera di salvataggio. Come nel film, il mitragliere di coda Francis McNamara sopravvisse 33 giorni sulla zattera, ma poi soccombette alla disidratazione e alla fame. Zamperini e il pilota Russell Allen Phillips furono salvati dai giapponesi il 13 luglio 1943, poco prima di raggiungere un atollo delle Isole Marshall, avevano percorso circa 2.000 miglia. – Libro Unbroken

Unbroken - realtà VS finzione - zattera - TOP5
Un dietro le quinte delle scene ambientate sulla zattera in Unbroken

Louis ha davvero fatto catturare e mangiato un albatros crudo?

Sì. Secondo la storia vera, come nel film, gli uomini uccisero un albatros che atterrò sulla zattera. Aprirono e tagliarono l’uccello, ma il fetore era così nauseante che la carne non si riusciva a mangiare senza vomitare. Quindi, lo usarono come esca per catturare piccoli pesci. “La prossima volta che cattureremo un albatros,” disse Louis ai ragazzi, ‘lo mangeremo spalmato di sciroppo.” Preparato in questo modo, era semplicemente delizioso”(CBN).

Louis Zamperini e suoi compagni furono attaccati degli squali?

Sì. A partire dal primo giorno sulle zattere (che erano due), gli squali furono un fastidio costante. Erano così vicini che sarebbe bastato allungare le mani per poterli toccare. Louis disse che erano lunghi tra i 2 ed i 6 metri, (quest’ultima misura riguardava un grande squalo bianco). I tre uomini potevano sentire i rumori che i predatori facevano strofinando la schiena lungo la parte inferiore delle zattere. Gli squali, schiaffeggiando l’acqua con la coda, riempivano di schizzi i tre naufraghi, i quali cercavano di tenerli lontano coi remi o, semplicemente, con le nude mani.
Come nel film, catturarono ed uccisero un piccolo squalo e, dopo averlo aperto con un pezzo di vetro, ne mangiarono il fegato (l’unica parte commestibile). Furono in grado di catturarne anche un altro, prima che arrivassero gli squali grossi. – Libro Unbroken

Un bombardiere giapponese ha davvero sparato sulle zattere?

Sì. Le zattere erano da ventisette giorni alla deriva ed i tre uomini furono mitragliati, a più riprese, da un bombardiere giapponese, che lasciò decine di fori di proiettile nelle zattere (successivamente, i giapponesi dissero che questa cosa era impossibile perché sarebbe stata una violazione del loro codice d’onore militare). La zattera di Phil divenne inutilizzabile, e Louis, tagliò la tela e ne fece una capanna per proteggere, lui e i compagni, dal sole e dalla pioggia. – Libro Unbroken

Louis Zamperini davvero fu dichiarato KIA (ucciso in azione)?

Sì. Prima Louis fu dichiarato disperso in mare e poi, il 28 maggio 1944, un anno e un giorno dopo che il suo aereo precipitava in mare, fu erroneamente dichiarato KIA (ucciso in azione). I genitori di Louis, il mese successivo, ricevettero il certificato di morte, firmato dal Presidente Franklin D. Roosevelt.
Nel certificato c’era scritto: “In ricordo del primo tenente Louis S. Zamperini, che morì al servizio del suo paese nella zona di mare dell’oceano Pacifico centrale il 28 maggio 1944. Egli ora fa parte dei nostri patrioti che hanno avuto il coraggio di morire per la libertà.” – The New York Times

Quanto è dimagrito Louis dopo i 47 giorni passati in mare alla deriva?

Sia Louis Zamperini che il pilota Russell Allen Phillips hanno perso più del 50% del loro peso. Prima di schiantarsi in mare, l’ultimo peso registrato di Louis era 70 Kg. Quando fu catturato dai giapponesi, Louis pesava circa 32 Kg. “Quando ci misero in cella, guardai le mie ginocchia, le mie gambe, il mio corpo ed iniziai a piangere ricordandomi di quando ero un atleta potente, col fisico muscoloso ed ora ero solo pelle e ossa.” – 60 minuti

Louis e Phil furono davvero portati all’Isola delle esecuzioni?

Sì. La vera storia del film conferma che i due naufraghi furono catturati nelle vicinanze dell’atollo di Kwajalein, alle Isole Marshall. Questa isola era stata soprannominata “Isola delle esecuzioni” poichè nove marines furono uccisi mediante decapitazione. “I soldati giapponesi gioivano nel dirci che stavamo per essere uccisi,” raccontò Zamperini a 60 minuti “ciò sarebbe avvenuto tramite una affilata spada da samurai e facevano il movimento del dito sul collo. … Ogni mattina, quando ci svegliavamo, dicevamo: Beh, questo sarà il giorno che ci uccideranno.”

La vita nelle celle di prigionia era davvero così tremenda come mostrato nel film?

Sì. Sembra impossibile, ma le esperienze di vita reale dei prigionieri nelle celle erano anche molto peggiori. “I momenti più difficili”, ha rivelato Louis in un’intervista a CBN, “erano quando rientravano dalle missioni i marinai dei sottomarini giapponesi. Erano 75-80 uomini che si mettevano in fila davanti alle celle, come se si trattasse di assistere ad una proiezione di un film e ognuno insultava, sputava, tirava pietre o punzecchiava coi bastoni. Io pesavo 30 kg, avevo la diarrea in continuazione, tanta fame ed i carcerieri giapponesi mi gettavano una palla di riso che, cadendo sul pavimento, si sbriciolava e dovevo poi spendere ore per raccogliere ogni chicco di riso, in mezzo alla sporcizia.”
In tre occasioni, Louis fu usato anche come cavia per esperimenti medici. Doveva descrivere ai suoi carcerieri che sintomi gli davano le iniezione che gli avevano fatto. Louis provò vertigini ed il corpo si coprì di macchie. I carcerieri si fermarono solo quando stava per svenire. –CBN

È stato il carceriere giapponese, noto come “The Bird”, una persona reale?

Sì. Louis Zamperini conobbe il caporale Mutsuhiro Watanabe (soprannominato “L’uccello”) presso il campo di prigionia di Omori, situato su un’isola nella baia di Tokyo. Quando Watanabe fu trasferito a Naoetsu, il più infernale campo di prigionia del Giappone, anche Louis Zamperini fu trasferito là, come punizione per non avere fatto propaganda pro Giappone nelle trasmissioni di Radio Tokyo. La guardia carceraria Mutsuhiro Watanabe fu implacabile nella tortura dei prigionieri di guerra i quali, come Louis, erano terrorizzati ed in preda al panico.
“A me non avevano dato particolari ordini militari,” disse Mutsuhiro Watanabe in un’intervista del 1998. “ma trattai i prigionieri in maniera molto severa perché erano nemici del Giappone. Zamperini lo conoscevo bene. Se lui dice che è stato picchiato da me, probabilmente è vero, considerati i sentimenti personali che nutrivo, al tempo, nei confronti dei nemici.” – CBS Sports
Proveniente da una ricca e agiata famiglia giapponese, il caporale Watanabe, ricevette un’educazione di elevata qualità. Per questo, si sentì umiliato e disonorato quando gli fu respinta la sua richiesta di diventare ufficiale. Questo lo fece infuriare ed iniziò ad odiare gli ufficiali, tra cui Louis Zamperini. Ciò, in parte, probabilmente fu il motivo della sua crudeltà. Nel 1945 Mutsuhiro Watanabe fu classificato al numero 23, nella lista del generale Douglas MacArthur, dei 40 criminali di guerra più ricercati in Giappone. Tuttavia, egli si nascose per sette anni e non fu mai trovato e perseguito. – Libro Unbroken

Unbroken - realtà VS finzione - Mutsuhiro Watanabe - TOP5
Mutsuhiro Watanabe in una scena di Unbroken

Mutsuhiro Watanabe era davvero uno squilibrato come appare nel film?

Sì. La guardia carceraria giapponese Mutsuhiro Watanabe (“The Bird”) avrebbe picchiato un prigioniero per ore e poi, successivamente, l’avrebbe abbracciato offrendogli birra, caramelle e sigarette. Watanabe avrebbe poi pianto, promettendo che non avrebbe mai più maltrattato i prigionieri. Il ragioniere Yuicho Hatto, dichiarò che Watanabe era un sadico sessuale che, come lui stesso aveva ammesso, picchiando i prigionieri soddisfaceva i propri impulsi sessuali. – Libro Unbroken
Come affermato nel libro, “Watanabe picchiava i prigionieri di guerra ogni giorno, fratturando loro ossa, timpani, denti, orecchi. … Ordinò di colpire un prigioniero con un pugno in faccia ogni notte per tre settimane. Praticò judo su un paziente affetto da appendicectomia”. Dopo aver scatenato la sua follia, Watanabe si metteva ad ululare, sbavare e, a volte, piangere. Appena prima che andasse in collera violenta, la sua palpebra destra si incurvava.

I giapponesi davvero strapparono le unghie al comandante Fitzgerald?

Sì. Nel film, Louis (Jack O’Connell) notò che le unghie del comandante John Fitzgerald erano state strappate. Nella vita reale, i giapponesi bastonarono Fitzgerald, gli conficcarono coltellini sotto le unghie e gliele strapparono. Lo torturarono anche con l’acqua. A testa ingiù gli veniva versata acqua dentro le narici, mentre la bocca era tenuta chiusa, facendolo svenire. Come nel film, Fitzgerald mai parlò e mai diede al nemico alcuna informazione. – Libro Unbroken

Louis è stato davvero costretto a fare gare di corsa presso il campo di prigionia?

Sì, come si vede nel film, Louis fu sconfitto in una gara di corsa da un corridore giapponese che era stato condotto al campo di prigionia. Le guardie carcerarie lo derisero, gioendo soddisfatte. Tuttavia, questa non fu la sua unica gara al campo. La primavera seguente, un civile giapponese fu portato al campo e Louis lo sconfisse. Questa volta furono i prigionieri a gioire e ad applaudire soddisfatti. Louis, per questa vittoria, fu bastonato in testa ma, disse, che ne era valsa la pena. Louis fece una terza gara contro un altro corridore giapponese che, gli disse in inglese, voleva impressionare la sua ragazza che era venuta a vederlo. Il giapponese promise a Louis una palla di riso ma poi, dopo la gara, gliene diede due. – Libro Unbroken

Louis veramente era così resistente alle percosse come mostra il film?

Sì. Come nel film, la vera storia conferma che la guardia carceraria Mutsuhiro Watanabe, diede a Louis quotidiane percosse, ma Louis cadde a terra solo una volta perché, come si vede nella scena del film, The Bird, aveva colpito Louis alla tempia sinistra, con una cintura di cuoio e le gambe non lo sorressero. Le percosse al lato sinistro della testa lasciarono Louis sordo dall’orecchio sinistro per diverse settimane. – Libro Unbroken

Louis davvero si rifiutò di leggere un messaggio di propaganda su Radio Tokyo?

Sì. Come nel film, il vero Louis Zamperini fu inizialmente autorizzato a leggere un proprio messaggio su Radio Tokyo, in cui forniva informazioni su di lui e sui compagni prigionieri di guerra, in modo che famiglie sapessero che erano ancora in vita. Il messaggio di Louis è letto testualmente nel film dall’attore Jack O’Connell, “Ciao madre e padre, parenti e amici. Chi vi parla è il vostro Louis. … Io ora sono internato in campo di prigionieri a Tokyo e sono trattato come è previsto nei trattati internazionali vigenti in tempo di guerra…” Questa, naturalmente, era una bugia.
A Louis è stato poi chiesto di fare un secondo intervento. A differenza del film, questo non è accaduto subito dopo la prima trasmissione. Infatti, Louis rimase al campo per un certo periodo di tempo prima che i giapponesi lo invitassero a tornare alla stazione radio. Louis scrisse nuovamente il proprio messaggio, ma all’ultimo momento, i dipendenti della radio, gli diedero un messaggio già scritto dove vi erano frasi di propaganda militare. Come nel film, Louis Zamperini si rifiutò di leggerlo ed, in quel momento, finalmente capì perché non lo avevano mai ucciso. I giapponesi avevano visto nell’olimpionico americano un bene prezioso da salvaguardare. Volevano solo indebolirlo un pò. Louis così si spiegò anche perché non lo decapitarono all’”Isola delle esecuzioni” e perché fu mandato a Omori sotto la guardia spietata di Mutsuhiro “The Bird” Watanabe.
Similmente al film, i giapponesi cercarono di indurre Louis a tradire. Gli fu dato un gustoso pasto americano e gli venne mostrato un gruppo di americani e australiani prigionieri di guerra, che stavano collaborando coi giapponesi e lavoravano con loro nella propaganda militare. Louis provò a salutarli, agitando le mani, ma loro vedendolo, si vergognarono e non ricambiarono il saluto.

Zamperini fu preso a pugni in faccia da un suo compagno prigioniero di guerra?

Sì. Come punizione per aver rubato del pesce, Mutsuhiro Watanabe (“The Bird”) pretese che i prigionieri, davanti ai soldati giapponesi, dessero dei pugni in faccia ai ladri ed agli ufficiali. Qualsiasi prigioniero che si fosse rifiutato, sarebbe stato punito duramente. Mutsuhiro motivò il trattamento inflitto dicendo che gli ufficiali che non hanno il controllo dei loro uomini, devono essere puniti come i ladri. – Libro Unbroken

Mutsuhiro davvero costrinse Louis a tenere una trave sopra la propria testa?

Sì. Inizialmente, Mutsuhiro Watanabe, cercò di uccidere una capra sopra la testa di Louis Zamperini, poi punì Louis per essere andato dal medico, per una grave dissenteria, senza avere chiesto l’autorizzazione. Mutsuhiro fece tenere a Louis una trave di legno, lunga due metri, sopra la testa, raccomandando ad un’altra guardia di colpire Louis con il calcio della pistola se avesse abbassato le braccia. Nel film, Watanabe dice alla guardia di sparare se Louis avesse fatto cadere la trave. In un primo momento, Watanabe derise Louis, ridendo soddisfatto, ma quando si rese conto che la sua punizione era diventata per Louis una sfida, che non voleva perdere, dopo 37 minuti, Watanabe tirò a Louis pugno allo stomaco. La trave cadde e la guardia colpì Louis più volte alla testa. – Libro Unbroken

Louis davvero promise di dedicare tutta la sua vita a Dio se fosse sopravvissuto?

Sì. Tuttavia, al suo ritorno, Louis Zamperini soffriva di incubi e altre forme di PTSD (disturbi post traumatici da stress), sognando spesso la sua guardia carceraria Mutsuhiro Watanabe. Una volta addirittura rischiò di strangolare la moglie, pensando di strangolare il suo carnefice. Nel 1946 iniziò a bere pesantemente e il matrimonio con Cynthia Applewhite era in pericolo. “Mi misi a bere,” disse Louis, “perché bevendo pensavo di dormire meglio e senza incubi. Ogni notte la passavo fuori e tornavo a casa ubriaco. Mia moglie stava pensando al divorzio e ne avrebbe avuto tutte le ragioni.” Cynthia, fervente cristiana, convinse Louis a partecipare ad un incontro di preghiera guidato dall’Evangelista Billy Graham. Louis, dopo questa esperienza, si ricordò della promessa fatta a Dio nel campo di prigionia: “se sopravvivo voglio dedicare la mia vita a Dio” e si convertì al cristianesimo. Solo allora che fu in grado di perdonare i suoi carcerieri. “Avevo incubi ogni notte, riguardanti il periodo di prigionia ed in tutti i sogni compariva lui: “The bird” l’uccello dalla guerra. Dopo che ebbi preso la mia decisione di abbracciare Cristo, non feci più incubi. E’ stato un miracolo!” –CBN

I nazionalisti giapponesi davvero chiesero che il film Unbroken fosse vietato nel loro paese?

Sì. I nazionalisti giapponesi furono sconvolti da come il film Unbroken descriveva il comportamento delle guardie carcerarie giapponesi: spietato, disumano ed illegale. Dicevano: “questo film è immorale e non ha credibilità”. Tuttavia, vi è abbondanza di documentazione e prove che giustificano e avvalorano quanto raccontato dal film. All’inizio di quest’anno, è uscito anche il film “The Railway Man” che raffigura gli orrori subiti dai prigionieri di guerra nelle prigioni giapponesi, con il protagonista che è torturato da una guardia giapponese e che poi spenderà tutta la propria vita a cercare di dimenticare gli orrori della guerra e della prigionia. – EW.com

Louis Zamperini incontrò mai, finita la guerra, il suo carnefice “The Bird”?

No. Louis Zamperini fu in Giappone nel 1998 per portare la torcia olimpica a Nagano per l’apertura dei giochi olimpici invernali. Egli chiese di poter incontrare Mutsuhiro Watanabe (“The Bird”), ma il suo ex carceriere rifiutò l’incontro. Zamperini aveva anche preparato una lettera da dare a Watanabe, dove scriveva. “… ho donato la mia vita a Cristo ed ho sostituito l’amore all’odio che avevo per te. Cristo ha detto ‘Perdonate i vostri nemici e pregate per loro.’ “- Libro Unbroken

Basato sul libro “Schindler’s List” di Thomas Keneally

“Io sono la coscienza di tutti coloro che sapevano qualcosa. Ma non hanno fatto nulla” Oskar Schindler

 

Dubbi da chiarire sul film

Perché Oskar Schindler salvò la vita a tanti ebrei?

Schindler non ha mai dato una spiegazione chiara del perché ha protetto e salvato la vita di tanti ebrei. Alcuni potrebbero dire che le sue azioni sono a difesa dell’uomo e non hanno bisogno di alcuna spiegazione. Schindler ha tentato di spiegare le sue azioni dicendo: “Conoscevo le persone che hanno lavorato per me. Quando si conoscono delle persone, è un proprio dovere comportarsi nei loro confronti come esseri umani.” Un’altra volta, Schindler descrisse il suo comportamento diversamente: “Non c’era altra scelta. Se vedete un cane che sta per essere schiacciato da una macchina, non correte ad aiutarlo?”

Qui di seguito, gli ebrei salvati da Schindler, danno delle proprie spiegazioni su di lui e su quello che ha fatto:

Johnathan Dresner: “egli era un protagonista, un attore che voleva sempre essere al centro della scena. Iniziò un gioco che non potè più interrompere.”

Mosche Bejski: “Schindler era un ubriacone e donnaiolo. I suoi rapporti con la moglie erano pessimi. Egli aveva parecchie amiche, per non dire amanti. Tutto ciò che egli fece lo mise in pericolo. Se Schindler fosse stato un uomo normale, non avrebbe mai fatto quello che ha fatto.”

Danka Dresner: “Dobbiamo la vita a lui. Ma io non lo glorificherei, in quanto tedesco, per quello che ha fatto perché non c’è nessuna proporzione riguardo allo sterminio degli ebrei perpetrato dai tedeschi.”

Abraham Zuckerman: “il film non mostra tutto quello che ha fatto per noi perché c’erano anche piccole cose, ma dal grande significato. Egli ci è venuto incontro, ci ha confortato, ci ha dato cibo, protezione e speranza.”

Salomon Pila: “non so perché lui sia stato così buono con noi ebrei, comunque, lo ringrazio molto perché ha salvato la mia vita.”

Helen Beck, una delle donne salvate dal campo di Auschwitz: “non potrò mai dimenticare la vista di Oskar Schindler, in piedi sulla porta (a Brunnlitz). Non dimenticherò mai la sua voce: ‘non ti preoccupare, ora sei con me.’ Ci siamo abbattuti tante volte, ma lui ci ha sempre sollevato il morale… Schindler ha cercato di aiutare la gente, per quanto ha potuto. Questo è quello che mi ricordo”.

Ludwik Feigenbaum: “non so quali fossero le sue motivazioni, anche se io lo conoscevo molto bene. Gliele ho chieste personalmente, ma non ho mai avuto una risposta chiara e neanche il film me l’ha data. Tuttavia, non me ne importa nulla perché, quello mi che importa, è che mi ha salvato la vita.”

Schindler's List - realtà VS finzione - Oskar Schindler  - TOP5
Una foto del vero Oskar Schindler

Cosa è successo a Oskar Schindler dopo la guerra?

Dopo la guerra, Schindler andò in Argentina con sua moglie, l’amante e un gruppo di ebrei salvati, dove comprarono una fattoria. Nel 1958, apparentemente senza alcun motivo, Oskar Schindler lasciò l’Argentina, sua moglie e l’amante per tornare in Germania. Egli trascorse gli ultimi anni della sua vita viaggiando tra la Germania e Israele dove, dopo vari progetti imprenditoriali falliti, visse, principalmente, con donazioni di Schindlerjuden (gli ebrei da lui salvati). Oskar Schindler morì a Hildesheim nel 1974. Al suo fianco c’era la sua ultima amante: la moglie del suo medico.

Perché Schindler lasciò la moglie e non tornò più in Argentina?

Anche Emilie Schindler non ha mai saputo perché Oskar non fece mai più ritorno. In un passo del suo libro “A Memoir”, Emilie, visitando la tomba del marito dopo 37 anni che lui l’aveva lasciata, scrisse: “Finalmente ci incontriamo di nuovo… Io non ho ricevuto da te nessuna notizia; non so neppure perché mi hai abbandonata… Ma nulla è cambiato; nè con la tua morte, nè con la mia vecchiaia, perché siamo ancora sposati. Questo è quello che conta quando saremo davanti a Dio. Ti ho perdonato tutto, tutto… ”

Come era visto Schindler dai tedeschi nella Germania del dopoguerra?

Schindler è stato privato della nazionalità tedesca immediatamente dopo la guerra. Il suo ex socio d’affari si è rifiutato di lavorare nuovamente con lui, gente lo additava per strada e ricevette minacce di morte da ex nazisti.

Schindler's List - realtà VS finzione - Liam Neeson  - TOP5
Liam Neeson in una scena di Schindler’s List

La lista esiste ancora?

Nel 1999, l’elenco dei dipendenti ebraici, redatto da Oskar Schindler, per salvarli dai campi di sterminio nazisti, è stata scoperta in una valigia da una coppia di coniugi che stava sistemando la casa dei genitori, i quali erano stati amici intimi di Schindler. Questo ritrovamento è stato segnalato dal quotidiano tedesco Stuttgarter Zeitung.

La bambina nel cappotto rosso nel film è stata una persona reale?

Steven Spielberg non fu consapevole di questo e la cosa non fu intenzionale. Tuttavia, dopo aver visto il film, molti riconobbero nel personaggio una donna sopravvissuta all’Olocausto, Roma Ligocka, vissuta nel ghetto di Cracovia. Ligocka era nota a tutti dal cappotto rosso fragola che indossava sempre. Ciò incoraggiò la sopravvissuta a scrivere un libro di memorie sulla sua esperienza di vita, intitolato “La ragazza dal cappotto rosso”. Il libro è ancora disponibile per la lettura.

Schindler's List - realtà VS finzione - Roma Ligocka - TOP5
Una immagine recente di Roma Ligocka

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